Matteo pesa 25 chili e comunica con una tastiera, ero considerato un vegetale senz’anima, invece ciascuno di noi è un prodigio di bellezza

IL CORAGGIOSO VIAGGIO DI MATTEO NASSIGH

 

 

 

“Mi chiamo Matteo Nassigh, ho 19 anni e sono uno che pensa”

Matteo pesa 25 chili ed è costretto su una carrozzina, sin dalla nascita, a causa di un’asfissia al parto, dovuta a negligenza dei dottori. Non può parlare, non può camminare, non può fare nulla senza l’aiuto dei genitori, ma comunica con una tastiera che gli permette di scrivere e dire tutto.

Il mio spirito ha scelto un corpo così limitato proprio per dimostrare che i limiti sono solo nella nostra testa, la considero la mia missione. Se i miei genitori non fossero stati capaci di guardare oltre, non mi avrebbero salvato dal silenzio e oggi sarei ancora considerato un vegetale senz’anima. Invece ciascuno di noi è un prodigio di bellezza e io lo dimostro ogni giorno vivendo. Pregare mi aiuta molto e il mio rapporto con Dio è costante.”.

I neurologi lo definivano proprio un vegetale, mamma (medico) e papà fisico (nucleare) invece non si sono arresi e hanno dato una possibilità a Matteo, cercando e trovando all’estero questo nuovo metodo di comunicazione per ragazzi come lui: la tavoletta alfabetica di letto-scrittura.

Dice la mamma: “I miei colleghi medici erano scettici, ma con il tempo noi ci rendevamo conto che capiva tutto, che era perfino umorista … Oggi posso dire che i più ottusi paradossalmente erano i più specializzati.”. Anche la fisiatra, Laura Bertelé, lo confermava: “Questo bambino ha dentro una grandissima presenza, lavorate con lui sulla comunicazione.”. E così è stato.

Matteo scrive velocemente e senza guardare la testiera ora, “Ho troppe cose importanti da dire e ho paura di non fare in tempo … Ho imparato in fretta a leggere e scrivere perché avevo molto da dire ed ero stufo di non potermi esprimere.”. “Appena ho potuto comunicare, la prima cosa che ho detto a mia mamma è stato di piantarla di vestirmi in quel modo. Ero sempre in grigio e io volevo il giallo, l’arancione.”.

E risponde a chi, come lui soffre, imprigionato in un corpo che non reagisce: “ … io conosco bene la fatica di vivere in un corpo che non ti obbedisce in niente. Voglio dire (gli) che noi persone cosiddette disabili siamo portatori di messaggi molto importanti per gli altri, noi portiamo una luce. Anch’io a volte ho creduto di voler morire, perché spesso gli altri non ci trattano da persone pensanti, ma da esseri inutili”. “ … ma possiamo pensare e il pensiero cambia il mondo …”. “Vedono la disabilità come un’assenza di qualcosa, invece è una diversa presenza.”. “Cambiate lo sguardo e lasciateci la libertà di restare noi stessi, allora noi saremo liberi quanto voi …”. “Se le persone vengono misurate per ciò che fanno, è ovvio che uno come me o dj Fabo vuole solo morire. Ma se venissero capite per quello che sono, tutto cambierebbe. Ci vedete come mancanza di libertà, ma noi siamo libertà, se ci viene permesso di essere diversi.”.

Del resto, anche Einstein diceva una cosa del genere: “Ognuno è un genio, ma se si giudica un pesce dall’abilità di arrampicarsi sugli alberi, passerà tutta la vita a credersi stupido.”.

Matteo, che frequenta il liceo di scienze umane “Cardano” e adora la filosofia, quest’anno farà gli esami di maturità. Si prepara ben, bene a quell’evento, anche quando la sua salute, specialmente durante l’inverno, diventa più precaria, allora sono gli insegnanti ad andare a casa sua per aiutarlo a studiare: “Sono gli stessi che la mattina stanno in classe con i miei compagni e non mi fanno sconti.”. “Loro mi spiegano le lezioni e io li aiuto a stare meglio.”. “Escono di qui carichi, perché vedendo me capiscono che nella vita ci sono cose più importanti dei loro casi quotidiani … Portano piccoli problemi ed escono con grandi soluzioni.”.

Matteo ha molte cose da dire e da mostrarci, come si legge nei suoi interventi, e mai si arrenderà a restare del dimenticatoio. Ha un suo blog “Pensieri di luce” (www.matteonassigh.com) ed ha pensato, tra l’altro, di creare un’associazione “Per la cura di chi cura”, con lo scopo, appunto, di aiutare chi sta accanto a disabili come lui.

Lo dico chiaro, non uccidetemi mai. Temo sempre che un giorno arrivi uno e dica “sopprimiamo i disabili che non parlano” … se accadesse io mi troverei in una situazione poco bella.”. “Quando decisero di toglierle la vita (parla della morte di Eluana Englaro) ero scosso, anche lei aveva la sua missione e non l’aveva finita. Se perfezione è camminare io ed Eluana siamo un disastro, se invece è essere ce la caviamo benissimo. Questo insegnerà l’associazione.”.

Un immenso grazie a Matteo che ci ricorda di non sottovalutare mai la forza interiore, di non lasciare che i pregiudizi rendano la nostra esistenza un’inutile corsa al benessere, senza meta, di amare la vita, in qualunque forma ci venga donata.

Matteo, come molti ragazzi, ha uno sport preferito, il rugby. Dice che “E’ una metafora della vita, nel rugby la regola è passare la palla all’indietro, se la passi avanti è fallo e questo ti costringe a guardare sempre chi c’è dietro di te.”.