Quando il suo cuore si fermò: 26 anni fa ci lasciava Massimo Troisi

26 anni fa, il 4 giugno, Massimo Troisi saliva al cielo. Il suo rapporto con la fede, con la vita e la sua malattia.

Massimo Troisi
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“Ho un modo mio di vivere la religione”: così Massimo Troisi raccontava. Una fede un po’ in sordina che l’ha accompagnato fino “all’ultimo battito del suo cuore”.

Massimo Troisi: l’uomo e la maschera

Quel lontano 4 giugno 1994, a sole 12 ore dalla fine delle riprese del film “Il Postino”, moriva a soli 41 anni, il grande Massimo Troisi.

Massimo nasceva a San Giorgio a Cremano, cittadina alle falde del Vesuvio, il 19 febbraio del 1953: uno dei più grandi artisti del teatro e del cinema italiano.

Tanto si è detto e si è scritto su di un uomo che ha fatto della propria vita un teatro, che ha raccontato scene di vita quotidiana vissuta ed immaginata come solo lui sapeva fare. Oggi, il triste anniversario ci porta alla mente il titolo di un suo film, “Non ci resta che piangere”. E noi? Non ci resta che ricordare e tramandare ai giovani e alle generazioni che verranno, quello che è stato il genio Troisi.

massimo troisi
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Sì, un genio: non è solo retorica definirlo tale. Massimo è andato al di là della classica maschera di Pulcinella. In ogni suo film, fino all’ultimo, ha dato tutto sé stesso, tutte le sue forze, tutta la sua anima, tutto il suo cuore. Quel cuore, quel maledetto cuore che l’ha strappato, a noi tutti, alla sua famiglia, a Napoli, all’Italia intera a soli 41 anni.

Il “genio” di Troisi: l’arte fra le mura di casa

Massimo aveva conosciuto l’arte del teatro e del far sorridere già all’interno delle mura di casa sua: “Massimo non ha frequentato nessuna accademia di recitazione, ma da attento osservatore scrutava tutti i personaggi della famiglia. In particolare il pittoresco nonno materno, Pasquale, che si dilungava a tavola nel raccontare le sue strepitose vicende in cui emergeva una classe da attore consumato.

A quel punto scoppiava il finimondo; anche Massimo, che di solito era schivo e riservato come appare nei film, diventava irresistibile” – ha raccontato sua sorella Rosaria, instancabile promotrice della diffusione e del ricordo di quell’arte che Massimo amava più di sé stesso.

L’ultimo film voleva farlo col suo cuore

L’arte del cinema, del teatro, loro le fila conduttrici della vita di Troisi, anche se di contro (sin dall’età di 12 anni) ci si era messo il cuore, un cuore malandato, ma che mai l’ha fermato in ogni sua attività: “A 12 anni cominciò il calvario di Massimo. Fu colpito da una febbre reumatica che gli procurò un malfunzionamento della valvola aortica. Mia madre si dava una gran pena, perché nel vederlo così debole pensava che tutte le strade gli sarebbero state precluse.

massimo troisi
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Ma nonostante tutto, aveva la “capa tosta”, è andato avanti sino alla fine. Anche per girare “Il Postino”: si rifiutò di interrompere il film per sottoporsi a un trapianto, perché voleva farlo col suo cuore” – ha continuato, nel suo racconto, la sorella Rosaria.

E’ stata proprio Rosaria Troisi a voler raccontare, in un libro dal titolo “Oltre il respiro”, un insieme di aneddoti divertenti, di situazioni mai raccontate. Ha voluto farci vedere Massimo non con gli occhi dell’attore, ma con gli occhi dell’uomo. Un uomo che, a distanza di anni, noi siamo ancora qui a contemplare.

Non vogliamo soffermarci sui tantissimi film, i tanti sketch de La Smorfia (il suo trio, portato avanti con Lello Arena e Enzo Decaro), le sue battute, il suo linguaggio così intimo, così napoletano (“Massimo temeva che il pubblico settentrionale non riuscisse ad apprezzare il suo “Ricomincio da Tre” per via del dialetto stretto, e invece il successo fu nazionale. Con la fierezza di essere un uomo del Sud, semplicemente disse: “Io sono meridionale e nun aggia rà cunt a nisciuno…”), ma su un aspetto poco conosciuto dello stesso Troisi: la fede.

Massimo Troisi: una fede tutta sua

Chi non ricorda La Natività, La fine del mondo, Angelo e Diavolo, Il Dialogo Con Dio o San Gennaro de La Smorfia. Lì Troisi aveva un modo tutto suo di vedere la fede, di parlare con Dio, di raccontare il suo essere cristiano. “A casa nostra i santi son stati sempre presenze vive. Venivano rispettati come amici di famiglia. Massimo era colpito dal fatto che mia madre pregava in continuazione San Giuseppe. Ma lui aveva un suo modo di vivere la religione. Non era così assiduo come noi.

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Anche se era cresciuto con i padri Camilliani con i quali era stato coinvolto da ragazzo anche in una Via Crucis vivente, nel ruolo di Gesù. Eppure ci sono stati dei momenti in cui la fede è stata la forza” – confida Rosaria.

È la stessa sorella ad aprirsi ad una confidenza proprio sulla fede di Massimo: “Nel 93’ di ritorno da Houston, per il suo secondo intervento al cuore, gli regalai una medaglietta con il volto della Vergine da cui non volle più separarsi. La teneva sempre con sé nel taschino del pigiama. E quando una volta non riusciva a trovarla, fummo costretti ad andare in lavanderia per andare a recuperarla. Quando tornammo dall’America io stessa non mi capacitavo di come Massimo fosse riuscito a superare l’intervento.

E lui mi rispose: “È stata a man e Dio”. Compresi allora quanto aveva pregato. Ma accadde anche un altro fatto di cui rimase sempre sorpreso. Dovevamo arrivare in fretta da uno specialista a Napoli e fummo bloccati nel traffico dalla processione della Madonna di Pompei. Quando ormai avevamo perso le speranze, apparve incredibilmente un tram che fu la nostra salvezza”.

“Raccontare, in modo ironico, la devozione di casa nostra”

Eppure c’era chi, come quando lo sketch della Natività fu trasmesso sulle reti Rai, lo accusò di prendere un po’ troppo in giro la religione: “Massimo ci rimase male, perché il suo intento non era assolutamente derisorio. Massimo voleva semplicemente ritrarre in modo ironico la grande devozione di casa nostra. A volte penso davvero che la sua vita sia stata un miracolo, perché Massimo aveva dei veri motivi per disprezzarla. Ciò nonostante è andato avanti, fino alla fine” – ha concluso Rosaria Troisi.

massimo troisi
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Un uomo di teatro, un uomo dalla risata sempre pronta, un uomo timido ma capace di raccontare il suo essere estroverso in tanti modi. Un uomo dal cuore, purtroppo debole. Ma allo stesso tempo un uomo il cui cuore era più grande di qualunque altra cosa.

Addio Massimo! Sempre nei nostri cuori!

ROSALIA GIGLIANO

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