Marito innamorato e medico straordinario, dona amore senza mai risparmiarsi

Tra i prossimi probabili beati figura il dottor Vittorio Trancanelli (1944-1998), un laico che ha santificato la propria vita nella professione medica, e, assieme a sua moglie, prese in affido numerosi minori disabili.

Storia di un medico “malato tra i malati”: il fondatore dell’associazione “Alle Querce di Mamre” non li lasciò mai vincere in generosità.

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Sulla croce, in mezzo ai crocefissi

Noto anche per aver fondato assieme alla moglie l’associazione “Alle Querce di Mamre”, Trancanelli trascorse gli ultimi vent’anni della sua vita a combattere con varie malattie, che cambiarono in modo irreversibile il suo approccio alla medicina e ai pazienti.

Nato a Spello (PG), il 26 aprile 1944, Vittorio Trancanelli si laureò in Medicina e Chirurgia all’Università di Perugia, città nella quale lavorò per l’intera sua vita, prima all’Ospedale “Silvestrini”, poi al Santa Maria della Misericordia.

A soli 21 anni, sposò Lia Sabatini. La coppia ebbe un unico figlio, Diego, nato nel 1976, quando la salute del padre aveva già iniziato a declinare vistosamente.

Operato d’urgenza per una colite ulcerosa, degenerata in peritonite, Trancanelli uscì dall’ospedale con un’ileostomia che lo afflisse per il resto della sua vita, pur essendo nota a pochi.

Lungi dal rallentarne l’attività, la malattia motivò il medico perugino ad una sempre maggiore abnegazione e sollecitudine verso i suoi pazienti. Per tanti malati, Trancanelli divenne una presenza carismatica, il cui sguardo compassionevole conquistava tutti.

Uomo di fede e professionista eccellente, Trancanelli assimilò la pratica medica come una vera vocazione, da vivere in spirito di gratuità. Decise così, assieme alla moglie Lia, di accogliere in casa propria bambini e ragazzi disabili.

Altre famiglie, seguirono il loro esempio e in breve tempo nacque l’associazione “Alla Querce di Mamre”, che ancora oggi accoglie donne e bambini in difficoltà da tutto il mondo.

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Ammalatosi nuovamente all’inizio del 1998, Vittorio Trancanelli si aggrava in pochi mesi e si spegne il 24 giugno di quell’anno. Poco prima di spirare, confida ai suoi cari: “Per questo vale la pena vivere; anche se fossi diventato chissà chi, se avessi avuto i soldi in banca, avessi comprato tante case, cosa avrei portato con me adesso? Cosa portavo davanti a Dio? Adesso porto l’amore che abbiamo dato a queste persone”.

Ai suoi funerali, sono presenti anche un gruppo di ebrei, che in omaggio al defunto, depongono sulla bara un Tallit, manto di preghiera giudaico. Trancanelli aveva infatti intrecciato un’amicizia con i membri della comunità ebraica di Perugia, diventando collaboratore assiduo del centro ecumenico “San Martino”.

Il 27 febbraio 2017, Vittorio Trancanelli è stato proclamato venerabile da papa Francesco. Dal 2 luglio dello stesso anno, le sue spoglie sono custodite nella cappella dell’ospedale di Santa Maria della Misericordia di Perugia, dove per tanti anni il medico aveva lavorato.

La testimonianza del postulatore

Per Vittorio Trancanelli curare il malato voleva dire servire Dio – ha raccontato ad ACI Stampa Enrico Graziano Giovanni Solinas, postulatore della causa di canonizzazione –. Voleva dire preghiera. Ha vissuto l’intera esistenza accanto ai suoi pazienti con dedizione completa, grande professionalità e una umanità sempre pronta ad accogliere il Cristo sofferente che vedeva negli ammalati. E, anche quando il male lo aveva colpito in prima persona, sulla propria pelle, non si stancava mai di essere sempre in prima linea”.

Secondo il postulatore, il lavoro di chirurgo del venerabile perugino potrebbe essere paragonato “al sacerdote che celebra la messa. Trancanelli era un medico, un uomo semplice che nella sua quotidianità viveva la Parola facendola divenire carne”.

Quanto alla vita familiare del futuro beato, Vittorio Trancanelli e Lia Sabatini “vissero il Sacramento del Matrimonio in un dialogo continuo con il Signore”, facendo della propria casa, una vera e propria “Chiesa domestica”, ha proseguito Solinas.

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La fondazione delle “Querce di Mamre” diede la possibilità al medico perugino di “vivere ancora più forte il senso dell’accoglienza che già viveva come dottore all’Ospedale di Santa Maria della Misericordia di Perugia”, diventando così “il punto di riferimento di molti bambini provenienti da tutto il mondo”.

L’eredità di Vittorio Trancanelli è proprio l’aver svolto il suo lavoro “alla luce del Vangelo”, con “amore, dedizione, passione, umanità e umiltà”. Una vita apparentemente vissuta in modo “ordinario” ma resa straordinaria dai talenti donatigli dal Signore. “Vittorio, inoltre, ci ha lasciato la via maestra della sua santità: “Io mi fido di Dio”, diceva sempre. Lui, si fidava veramente di Dio”, ha quindi concluso il postulatore.

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