Grazie all’aiuto di Gianpiero Ghidini, presidente dell’associazione Pesciolino Rosso.
Parlare di depressione durante l’adolescenza è difficile, poiché si tratta di un tema complesso, ricco di sfaccettature, ed ogni caso fa storia a parte. In generale la fase adolescenziale è caratterizzata da periodi difficili: crescere, entrare a contatto con un mondo più ampio, con le responsabilità, con le aspettative e con le regole del mondo circostante è destabilizzante. In questa fase il ragazzo deve capire chi è, quali sono le sue prospettive, come indirizzare la propria vita. A questo difficile compito si aggiunge il giudizio degli altri su aspetto e attitudini, un giudizio spesso impietoso. Infine ci sono da considerare le variabili, come le violenze subite in famiglia o in strada, i lutti dei genitori o le malattie.
Ad accendere un faro su queste problematiche ci ha pensato in queste settimane la decisione di Noa, ragazza di 16 anni olandese morta da poco. La giovane aveva subito due stupri quando era ancora una bambina (ad 11 anni) e nel corso dei cinque anni successivi non ha trovato un modo per uscire dalla spirale depressiva in cui era entrata. La ragazza aveva fatto richiesta per l’eutanasia, ma non ha ottenuto il consenso. Incapace di superare il terrificante trauma subito ha smesso di mangiare e bere, finché non si è trovata in fin di vita ed è deceduta in casa.
Sebbene per ragioni diverse, Marco è stato sul punto di suicidarsi diverse volte. A soli 6 anni ha dovuto accettare la malattia della madre – la donna non era in grado di riconoscerlo – e a 10 la morte del padre in circostanze tragiche. Giunto alle scuole medie, Marco è stato preso di mira dai compagni di classe che lo bullizzavano per il suo aspetto e per la sua attitudine quieta. Con tutto quello che doveva sopportare l’adolescenza è iniziata nel peggiore dei modi e questo ragazzo pensava solamente al suicidio: “Arrivata a zero l’autostima, sono incappato in momenti di autolesionismo – racconta ad ‘Avvenire’ -mi tagliavo le braccia, mi piaceva vedere quelle cicatrici, erano i miei stemmi. Ho anche desiderato morire”.
A salvarlo è stato l’incontro con Gianpiero Ghidini, fondatore e responsabile dell’associazione Pesciolino Rosso. L’uomo aveva da poco perso un figlio della stessa età di Marco e capiva il dolore profondo in cui si trovava. Dopo averlo ascoltato, Gianpiero gli ha fatto capire che il nostro dolore può essere utilizzato per fare del bene, aiutare gli altri, e da quel momento la vita di Marco è cambiata. Adesso il 16enne è felice della sua vita e non manca mai l’occasione di testimoniare la propria esperienza. Sulla questione di Noa ad ‘Avvenire’ ha dichiarato: “Se fosse riuscita a trovare un minimo di gratificazione nella sua storia, bisognava puntare su questo e ampliarla. Non so nulla di lei, so solo che non ha incontrato la persona che sapesse aiutarla”.
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