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Marc Gasol collabora con Openarms: “Queste persone sono abbandonate alla morte”

Marc Gasol ha preso la sua decisione: quando potrà andrà in mare con Openarms per salvare la vita dei migranti naufragati in mare. Il fuoriclasse spagnolo ha fatto una scelta di cuore legata all’idea che l’atteggiamento menefreghista di alcuni stati membri dell’Unione Europea è inconcepibile e che le Ong come ‘Openarms’ svolgono un lavoro fondamentale per la salvaguardia della vita dei migranti in mare. Così il più piccolo dei fratelli Gasol, centro dei Memphis Griezzlies (una delle franchigie dell’NBA, il campionato di basket più importante del mondo) e della nazionale spagnola di Basket, nonché due volte campione d’Europa e una volta campione del mondo, ha deciso di manifestare la propria solidarietà al lavoro di volontariato della Ong contribuendo attivamente alle operazioni di recupero di una donna in mare.

Marc Gasol e le foto in cui contribuisce al salvataggio di Josefa

Il campione di basket che potrebbe benissimo godersi i suoi 24 milioni di euro l’anno dal divano di casa, ha voluto dare un messaggio importante ai suoi connazionali e a quelle nazioni che vorrebbero bloccare le attività di salvataggio effettuate dalle Ong. Utilizzando il proprio profilo Twitter come mezzo di divulgazione della sua decisione di aderire alle operazioni di salvataggio dei migranti, Marc Gasol ha condiviso una foto che lo ritrae mentre aiuta i volontari a portare in salvo Josefa, una donna che rischiava di annegare a largo della Libia.

Sotto la foto il cestista scrive uno sfogo contro chi vorrebbe lasciare che solo la Libia si occupasse dei migranti rimasti in mare: “Frustrazione, rabbia e impotenza. E’ incredibile come così tante persone vulnerabili siano abbandonate alla morte in mare. Profonda ammirazione per quelli che in questo momento chiamo compagni di squadra”. In un successivo tweet, il fuoriclasse iberico spiega: “Se non fosse stato per il nostro intervento nessuno avrebbe saputo cosa era successo. Si sarebbe detto che i libici avevano salvato 150 persone. Ma la realtà è che hanno lasciato la gente viva in mare. Se fossimo arrivati prima, avremmo potuto salvare più persone. Se invece avessimo ritardato quindici o venti minuti, anche Josefa sarebbe morta”.

Luca Scapatello

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Luca Scapatello

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