Marzia decide di ricoverarsi d’urgenza al Policlinico di Palermo dove riceve la diagnosi infausta. La donna era a rischio emorragia e doveva sottoporsi immediatamente alla chemio per avere salva la vita, ma se i medici avessero proceduto con la classica terapia il bambino che portava in grembo sarebbe morto per avvelenamento. L’unica soluzione sicura sarebbe stata un parto cesareo, ma in quel momento non era possibile poiché il bambino non era ancora pienamente formato.
L’equipe medica del professor Siragusa (vicepresidente della Società italiana di Ematologia) decide allora di eliminare la chemioterapia dalla cura e di sospendere fino alla nascita del bambino l’assunzione di uno dei due medicinali chiave, ovvero il triossido di arsenico, poiché dannoso al bambino. Marzia viene dunque curata con acido retinoico ed una terapia di supporto per evitare un emorragia. Il risultato è stato eccellente, Marzia è riuscita ad arrivare tranquillamente alle 35 settimane di gestazione, permettendo ai medici di effettuare il parto cesareo senza che il bambino corresse rischi.
Adesso l’insegnante dovrà continuare le cure, a cui verranno aggiunte sia il triossido di arsenico che la chemioterapia, ma grazie alla cura studiata dall’equipe medica di Palermo ha potuto portare a termine la gravidanza. Intervistato, il rettore dell’Università di Palermo Fabrizio Micari ha espresso la sua soddisfazione per il risultato ottenuto: “Siamo profondamente soddisfatti per l’importantissimo risultato ottenuto con uno straordinario lavoro di ricerca e di assistenza. Il Policlinico universitario si conferma sempre più come polo di eccellenza sanitaria e come punto di riferimento, non solo per la Sicilia, ma a livello nazionale”.
Luca Scapatello
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