Una storia di atroce violenza è emersa in questi giorni dal sud del Galles, dove si sta tenendo il processo per omicidio ai danni di Carly Ann Harris, accusata di aver ucciso la figlia Amelia Brooke Harris e di averne bruciato il cadavere. Questa folle vicenda di cronaca nera ha avuto luogo lo scorso 8 giugno 2018, giorno in cui Carly ha deciso di aprire il suo terzo occhio assumendo metanfetamina (almeno secondo quanto affermato dalla donna al momento dell’arresto).
Il pomeriggio di quella tranquilla giornata primaverile viene improvvisamente squarciato dalle urla di una bambina che mettono i brividi a tutti i residenti del quartiere. La piccola urlava: “Mammina, mammina, ti prego… Non farlo”. Le grida ad un tratto cessano, i vicini di casa di Carly pensano ad un falso allarme, ma bastano solamente 45 minuti per comprendete che qualcosa di disumano si è realmente verificato: la donna era scesa con il corpo della figlia in braccio e lo aveva bruciato sul tavolo del giardino, quindi ai vicini accorsi per capire cosa fosse successo ha detto: “Amelia è andata in paradiso, non andate sul retro, è andata in paradiso”.
I vicini, basiti per quanto visto, hanno immediatamente chiamato la polizia. Gli agenti hanno preso in custodia la donna che ancora in preda all’effetto della droga ripeteva: “Arrestami, va tutto bene… Gesù mi ha detto di farlo”. Nel corso dell’interrogatorio la donna ha sostenuto di aver parlato con degli angeli che le avrebbero detto di uccidere Amelia come prova di fede, poiché si trattava di un angelo caduto che doveva essere lavato e bruciato. A distanza di mesi, adesso, Carly pare abbia compreso il terribile errore commesso e che si sia definita un “Mostro” aggiungendo anche: “Merito di morire, cosa ho fatto? La mia bambina… Gli angeli mi hanno detto che doveva essere fatto”.
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Luca Scapatello
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