Perché la malattia non è punizione divina ma occasione per tornare a Dio

ULTIMO AGGIORNAMENTO 13:14

La malattia, specie quando colpisce i bambini, è vista dall’essere umano come una maledizione o una punizione divina, ma è davvero così?

(Websource/archivio)

La malattia, come la salute, è una conseguenza della vita. Bisognerebbe piuttosto domandarsi come è meglio affrontare simile conseguenza.

Il dolore e i dubbi nella sofferenza e nella malattia

La malattia è un male che stravolge la vita di tutti quelli che vi entrano in contatto. La persona, o il bambino, che viene colpita patisce le sofferenze fisiche e quelle psicologiche dovute al doverla accettare. Inoltre nei casi peggiori è costretto a dire addio alla vita terrena prima del normale. I suoi familiari subiscono un terremoto psicologico e spirituale che li porta a mettere in dubbio qualsiasi certezza abbiano avuto sino a quel momento.

Non è insolito che il fedele pensi che quella malattia che sta distruggendo la vita sua e quella della sua famiglia sia una volontà divina. Il pensiero più comune è quello che Dio possa aver dato loro una punizione per una colpa che non si sa di aver compiuto. Ma pensarla in questo modo è un risultato del dolore provato in quel momento. Credere che Dio voglia punirci con la malattia è un modo semplice per dare una spiegazione a qualcosa di più complicato. A volte è più facile pensarlo, piuttosto che arrendersi all’evidenza che il destino di ognuno di noi non può essere previsto e che c’è un piano al quale non è possibile trovare una spiegazione razionale.

Dio ci fa dono della vita, il nostro compito è imparare a dire di sì

Credere che Dio ci punisca con la malattia è equivalente a pensare che ci gratifichi con la salute. In nessuno dei due casi l’evolvere delle nostre condizioni è legato al modo in cui stiamo vivendo la nostra vita. Sia che siamo in salute o in malattia ciò che Dio ci chiede è di vivere secondo i dettami che ci ha lasciato tramite Gesù. Seguire il suo esempio è l’unico modo per approfondire il mistero di Dio e di conseguenza quello della vita. A dirlo è lo stesso Messia quando i discepoli gli chiedono cosa avessero fatto i genitori perché il figlio nascesse cieco: “Né lui ha peccato né i suoi genitori”.

Se la osserviamo da questo punto di vista la malattia diventa un’occasione per approfondire la conoscenza di Dio. Certo dirlo quando si è in salute è semplice, lo diventa meno quando la si vive in prima persona o si è i familiari della persona che è costretta a simile fato. Ma nel mondo ci sono esempi che dimostrano che avere uno spirito positivo durante la malattia e accettare il proprio destino anche quando sembra ingiusto non è impossibile.

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Luca Scapatello

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