Maggy Biskupsky: la poliziotta vittima dei suicidi che combatteva

Maggy Biskupsky

Il 13 novembre scorso nel suo appartamento si è tolta la vita una giovane donna di 36 anni, nella più pelosa indifferenza della politica e dei media. Quando i suicidi superano le migliaia l’anno, ed ogni giorno ve n’è ben più di uno, la vita del singolo cittadino che ha scelto la via del non-ritorno sembra ridursi al mero numero di un conteggio statistico.

Però Maggy Biskupsky non era una persona qualunque e senza storia. Ma una poliziotta francese, decisa, avvenente, fiera del suo mestiere e (almeno apparentemente) sicura di sé. Nel 2016 si trovò in prossimità di un terribile attentato islamico che fece due vittime proprio tra i poliziotti, Jean-Baptiste Salvaing e Jessica Schneider, marito e moglie nella vita civile. Dopo l’uccisione della coppia da parte del terrorista islamico Larossi Aballa, la Biskupsky fece parte del nucleo che fu chiamato a presidiare la zona nelle ore immediatamente successive all’omicidio.

L’associazione “Poliziotti in Collera”

Nello stesso anno a seguito di un ennesimo attacco incendiario a Viry-Chatillon, in cui due dei sui colleghi si salvarono per miracolo, la Biskupsky decise di fondare un’associazione di poliziotti per protestare contro le violenze di strada a danno delle forza dell’ordine. Forze dell’ordine lasciate in balìa dei terroristi, poco tutelate, sottopagate, e umiliate quotidianamente, anzitutto nelle periferie e da parte delle “minoranze visibili” (come dimostra al di là di ogni ragionevole dubbio il giornalista Laurent Obertone in La France interdite, 2018).

Così con la sua associazione dei “Poliziotti in collera” Maggy Biskupsky ha girato la Francia per denunciare le cattive condizioni in cui si trovano in tutta Europa i militari e gli agenti, e le assurde complicità politiche di cui godono i teppisti e i criminali, spessissimo giudicati con lassismo e indebito buonismo.

L’Italia gode di una situazione più favorevole rispetto alla Francia e ad altri paesi. Ma se anche qui da noi nei prossimi anni l’immigrazione cambierà completamente la cultura della nostra gente e i nostri giovani saranno sempre meno religiosi e meno educati, il clima cambierà e la violenza urbana si diffonderà a macchia d’olio.

La sera del decesso, il ministro degli Interni francese Christophe Castaner, nominato da Macron proprio nella speranza di risollevare il clima sociale, ha twittato così: “Stasera la nostra tristezza è profonda”. Parole apprezzabili ma troppo vaghe e che non parlano di quello scossone politico-giudiziario che è ormai necessario in un contesto esausto, in cui si registrano circa 1000 atti di violenza gratuita ogni giorno, tra cui circa 250 stupri. Sempre più spesso, sia l’anziano aggredito da giovani delinquenti, frequentemente di origine non europea, sia la donna infastidita e molestata per strada, neppure denunciano più i fatti di cui sono vittima.

Solo nel 2017, in questo clima di impunità, i poliziotti che si sono tolti la vita sono stati 135, rappresentando in proporzione agli altri mestieri, uno dei settori a più alto rischio di depressione e di suicidio. Il che è particolarmente simbolico e dà da pensare: se le forze dell’ordine non sembrano più incarnare la forza e le resistenza nell’avversità, ma l’abbattimento e la debolezza, chi proteggerà la società dai malviventi e dai criminali? L’educazione e le buone maniere possono molto, ma non tutto. E lo sfascio sistematico delle famiglie (divorzi rapidi, tradimenti coniugali, eccessi di ogni tipo) non favorisce di certo la formazione di giovani sereni, pacifici, responsabili.

Il suicidio di Maggy simbolo della sofferenza dei poliziotti

Mentre i partiti di sinistra sanno scandalizzarsi solo per le (presunte) violenze dei poliziotti, quelli di destra si sono detti toccati dal suicidio della giovane donna. Così, Marine Le Pen, la politica più votata dai gendarmi e dai militari di Francia, ha dichiarato che “questo suicidio è il simbolo della sofferenza dei poliziotti che proprio lei denunciava senza sosta”.

Ma questa sua denuncia era irrisa e apertamente contestata dalla stampa di regime. Così, durante una trasmissione su Canal +, l’intellettuale anarchico Yann Moix attaccò duramente la Biskupsky, presente in studio, con queste pesanti parole: “Venire a fare la vittima, non solo ti rende ridicola davanti alla popolazione, ma provoca rabbia nella gente che voi quotidianamente umiliate”…

Quando a partire da casi spiacevoli come quello di Stefano Cucchi si tende a criminalizzare tutta l’arma, quando abbondano e non vengono prontamente rimosse le vili scritte ACAB dei centri (a)sociali, il che starebbe per All cops are bastards, quando si dice che il solo possesso di un’arma favorirebbe la violenza, quando infine sentenze di mala giustizia considerano lo sputo alla guardia come un delitto “tenue”, ecco che monta la collera e chi rischia la vita per la difesa dei deboli si sente tradito e sottostimato.

Il caso della giovane poliziotta francese apra gli occhi dei nostri politici e infonda coraggio in tutti coloro che vivono e operano per il bene comune della nazione. Il tessuto morale dell’Italia sembra tenere meglio rispetto a quello di altre nazioni europee, particolarmente disomogenee e fortemente secolarizzate.

Solo una rinascita religiosa forte, favorita da una vera riforma della cattolicità, può scongiurare i drammi che affliggono l’odierna umanità.

Antonio Fiori