Madonna del Divino Amore: il voto che salvò Roma dalle truppe naziste

La Madonna del Divino Amore è oggetto di un culto di grande importanza all’interno della Capitale, legato sia a un miracolo antico che a uno più moderno. 

Madonna del Divino Amore
Madonna del Divino Amore – photo web source

L’importante e noto culto mariano legato al santuario del Divino Amore, che si trova a Castel di Leva, dodici chilometri a sud di Roma, nelle campagne dell’Agro Romano, esprime un rapporto profondo e intenso che intercorre tra la Vergine e i romani, e le origini di questa devozione rimandato all’antico dipinto raffigurante la Vergine che tiene in grembo Gesù Bambino, all’ombra della colomba simbolo dello Spirito Santo.

Il culto alla Madonna del Divino Amore

Proprio dallo Spirito viene infatti il nome attribuito a questo culto, che mostra il legame unico tra Maria e lo Spirito Santo, suo divino Sposo. L’inizio rimanda invece alla primavera del 1740, quando un pellegrino, diretto alla basilica di San Pietro, si era smarrito nella campagna nei pressi di Castel di Leva, all’epoca decisamente inospitale, insalubre e pericolosa.

Appena vide alcuni casali e un castello diroccato in cima ad una collina, il viandante decise di dirigersi in quella direzione sperando di trovare qualcuno che potesse aiutarlo, magari fornendogli informazioni sulla strada che avrebbe dovuto intraprendere per tornare a Roma. In quel cammino, però, lungo la strada viene assalito da un branco di cani rabbiosi, che in un primo momento lo circondano.

Il miracolo avvenuto al pellegrino che si era perduto nelle campagne

Il pellegrino, preso dal panico alzò lo sguardo e si si accorse che sulla torre del castello c’è un’icona che raffigura la Vergine con il Bambino, sovrastata dalla colomba dello Spirito Santo. A quel punto, con grande speranza e con tutte le sue forze, invoca la Madonna affinché lo salvasse da quel pericolo imminente. All’improvviso, per miracolo, le bestie che gli erano addosso di colpo si fermarono e si dileguarono.

I pastori della zona, in quel momento, udirono le urla del viandante e accorsero sul posto. Una volta ascoltato il suo racconto gli indicarono la giusta strada e lui subito ricominciò il suo viaggio. La notizia dell’accaduto si diffuse ben presto in città e l’icona della Madonna a Castel di Leva divenne ben presto meta di pellegrinaggio. L’immagine è risalente alla fine del tredicesimo secolo e si trovava su una torre facente parte delle mura di Castello dei Leoni, da cui proviene il toponimo Castel di Leva.

La Madonna del Divino Amore fu al centro nella guerra mondiale

La Madonna del Divino Amore fu poi protagonista anche di altri eventi della seconda guerra mondiale. La zona del Santuario venne infatti bombardata l’8 settembre 1943, e l’icona della Madonna fu portata a Roma il 24 gennaio 1944, accolta in maniera trionfale dal popolo. In un primo momento l’immagine venne portata nella chiesetta della Madonna del Divino Amore, nei pressi di piazza Fontanella Borghese. Tuttavia in maggio venne trasferita in San Lorenzo in Lucina, a causa dell’enorme afflusso di fedeli.

Durante l’ottavario della Pentecoste e la novena della Madonna del Divino Amore, iniziate quell’anno il 28 maggio 1944, poco prima della battaglia per la conquista di Roma tra i nazisti e gli Alleati, Papa Pio XII invitò solennemente i romani a pregare per la salvezza della città. In quei giorni l’affluenza a San Lorenzo in Lucina aumenta in maniera vertiginosa, tanto che il giornale La Civiltà Cattolica riferisce di 15.000 comunioni distribuite quotidianamente.

Il trasferimento dell’immagine nella chiesa di Sant’Ignazio di Loyola

Per questa ragione si decide di trasferire l’immagine della Madonna nella più ampia chiesa Sant’Ignazio di Loyola a Campo Marzio. La sorte di Roma si stava per decidere, nella data del 4 giugno, e la sera alle ore 18 la chiesa di Sant’Ignazio era del tutto gremita. Lì venne letto il testo del voto dei romani alla Madonna del Divino Amore affinché la città venga risparmiata dalla distruzione della guerra. In quello stesso momento i fedeli promettono di correggere la propria condotta morale, di erigere un nuovo santuario e di realizzare un’opera di carità a Castel di Leva.

Un voto espresso in tutta fretta prima che scattasse il coprifuoco alle 19. Quella stessa sera i tedeschi lasciano Roma e le truppe alleate fecero il loro ingresso trionfale in città. L’11 giugno papa Pio XII, che in precedenza non poteva lasciare il Vaticano perché avrebbe rischiato la deportazione, si reca nella chiesa di Sant’Ignazio per celebrare una messa di ringraziamento alla Madonna del Divino Amore. Da quel momento assunse il titolo di Salvatrice dell’Urbe.

La rinascita del santuario a Castel di Leva, sotto l’impulso del rettore

“Noi oggi siamo qui non solo per chiederLe i suoi celesti favori, ma innanzitutto per ringraziarLa di ciò che è accaduto, contro le umane previsioni, nel supremo interesse della Città eterna e dei suoi abitanti”, furono le parole del Pontefice in quella occasione. “La nostra Madre Immacolata ancora una volta ha salvato Roma da gravissimi imminenti pericoli; Ella ha ispirato, a chi ne aveva in mano la sorte, particolari sensi di riverenza e di moderazione; onde, nel mutare degli eventi, e pur in mezzo all’immane conflitto, siamo stati testimoni di una incolumità, che ci deve riempire l’animo di tenera gratitudine verso Dio e la sua purissima Madre”.

Terminata la guerra, restava l’adempimento del voto, e così rinacque il santuario a Castel di Leva, sotto l’impulso del rettore don Umberto Terenzi. Venne iniziato il seminario degli oblati del Divino Amore, da allora i custodi del santuario, insieme anche alla Congregazione delle figlie della Madonna del Divino Amore, ancora oggi impegnate nel servizio alle opere di carità nate intorno al santuario, tra cui la scuola per l’infanzia, accoglienza e assistenza delle minori in difficoltà.

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Il nuovo santuario però, a causa delle difficoltà burocratiche e logistiche, verrà terminato l’8 gennaio 1996 e la prima pietra venne posta dal cardinale vicario Camillo Ruini per il Giubileo del 2000. La struttura ha la capacità di accogliere oltre 1500 pellegrini ed è stata realizzata ai piedi della collina, fuori dalle antiche mura, senza violare il paesaggio della campagna romana e il complesso monumentale settecentesco.

Giovanni Bernardi

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