Il Lunedì dell’Angelo: l’annuncio provoca stupore, gioia ma anche nostalgia

Il lunedì dopo Pasqua, gli angeli annunciano la Risurrezione di Gesù, e lui stesso appare alla Maddalena. Tante emozioni si mescolano tra i discepoli.

Gesù Maddalena
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“L’oscurità, in questa ora mattutina, è ancora forte nel pro­fondo del Sepolcro, a cui dà luce solo la piccola apertura della porta su cui ora fanno ombra Giovanni e la Maddalena… E Pietro stenta a vedere, e deve aiutarsi con le mani a vedere… Tocca, e trema, il tavolo dell’unzione e lo sente vuoto…

«Non c’è, Giovanni! Non c’è!… Oh! vieni anche tu! Io ho tanto pianto che non ci vedo quasi in questa poca luce». […]

«Oh! dove lo avranno messo?».
«Pietro! Pietro! Ora… è proprio finita!».
I due discepoli escono annientati. […]

Maria neppure risponde. Si accascia al suolo, proprio presso la porta, e piange, mentre gli altri vanno via lentamente. […]

«Perché piangi, donna?», chiede uno dei due luminosi fanciulli, perché di adolescenti bellissimi hanno l’aspetto.

«Perché hanno portato via il mio Signore e non so dove me lo hanno messo».
Maria non ha paura a parlare con loro, non chiede: «Chi siete?». Nulla. Nulla più le fa stupore. Tutto quanto può stupire una creatura ella lo ha già subito. Ora non è che una cosa spezzata che piange senza vigore e ritegno.

Il giovinetto angelico guarda il compagno e sorride. E l’altro pure. E in un balenare di letizia angelica ambedue guardano fuori, verso l’ortaglia tutta in fiore per i milioni di corolle che si sono aperte al primo sole sui meli fitti del pometo.

Maria si volta per vedere chi guardano. E vede un Uomo, bellissimo, che non so come non possa riconoscere subito. Un Uomo che la guarda con pietà e le chiede: «Donna, perché piangi? Chi cerchi?». È vero che è un Gesù offuscato dalla sua pietà verso la creatura, che le troppe emozioni hanno sfinita e che potrebbe morire per improvvisa gioia, ma proprio mi chiedo come possa non riconoscerlo.

E Maria fra i singhiozzi: «Mi hanno preso il Signore Gesù! Ero venuta per imbalsamarlo in attesa che sorgesse… Ho tenuto raccolto tutto il mio coraggio e la mia speranza e la mia fede intorno al mio amore… e ora non lo trovo più… Anzi ho messo il mio amore intorno alla fede, alla speranza e al coraggio, per difendere questi dagli uomini… Ma è tutto inutile! […]

L’incontro tra Maria Maddalena e Gesù

«Maria!». Gesù sfavilla nel chiamarla. Si svela nel suo fulgore trionfante.
«Rabbunì!». Il grido di Maria è veramente “il grande grido” che chiude il ciclo della morte. […] Maria si alza nel grido che empie l’ortaglia, corre ai piedi di Gesù, li vorrebbe baciare.

Gesù la scosta toccandola appena col sommo delle dita presso la fronte: «Non mi toccare! Non sono ancora salito al Padre mio con questa veste. Va’ dai miei fratelli e amici, e di’ loro che Io salgo al Padre mio e vostro, al Dio mio e vostro. E poi verrò da loro». E Gesù scompare, assorbito da una luce insostenibile.

E’ risorto!

Maria bacia il suolo dove Egli era e corre verso casa. Entra come un razzo, perché il portone è socchiuso per dare passaggio al padrone che esce per andare alla fonte; apre la porta della stanza di Maria e le si abbandona sul cuore gridando: «È risorto! È risorto!», e piange beata.

(Tratto da “L’Evangelo come mi è stato rivelato”, di Maria Valtorta”)

La “nostalgia” del Lunedì dell’Angelo

Il Lunedì dell’Angelo è momento di grande gioia e tripudio: Gesù annuncia alla Maddalena e quindi ai suoi apostoli la sua risurrezione! Eppure, non fu quello il giorno in cui tutti si resero conto e realizzarono che Gesù non era più “lì”? Gesù “È risorto, non è qui!”, disse l’Angelo. “Perché cercate tra i morti colui che è vivo?”. E Così ognuno capisce dentro di sé, nella gioia indicibile della risurrezione, che Gesù sarebbe stato con loro in altro modo, lasciando loro in eredità lo Spirito Santo, come aveva già detto: “È bene per voi che io me ne vada, perché, se non me ne vado, non verrà a voi il Paràclito; se invece me ne vado, lo manderò a voi. (Gv 16, 5-7)

Eppure, come per qualsiasi lutto, la lontananza di Gesù si farà sentire. “Resta con noi, Signore” è la supplica che gli rivolgono i discepoli di Emmaus, che poi lo riconosceranno e gioendo nella sua Risurrezione.

Chi invece soffrirà più di tutti per la sua morte, dopo Maria Santissima, fu la Maddalena, che si chiuse in un raccoglimento profondo ed in un’ascetica ricerca di Gesù, certa che niente più le avrebbe dato conforto, se non il ricordo vivo del suo amato Maestro. Un ricordo così vivo che, nemmeno la gioia di quel lunedì Santo di Resurrezione, avrebbe potuto per lei eguagliare.

Il dolore della Maddalena

“Che dolore pensi tu che io abbia sostenuto per la pena e l’afflizione della mia diletta discepola e benedetta figliola Maria Maddalena?” Diceva Gesù a Santa Camilla Battista da Varano nelle sue rivelazioni.

“[…] Qualche cosa ne potrebbe comprendere chi ha fatto esperienza dell’amore santo e spirituale, amando e sentendosi amato; mai però in quella misura, perché non esiste un tale Maestro e neppure una tale discepola, poiché di Maddalena non ne fu ne sarà mai altra che ella sola.

Giustamente si dice che dopo la mia amatissima Madre non ci fu persona che più di lei si affliggesse per la mia passione e morte. Se un altro si fosse afflitto più di lei, dopo la mia risurrezione io sarei apparso a lui prima che a lei; ma poiché dopo la mia benedetta Madre fu lei più afflitta e non altri, così dopo la mia dolcissima Madre fu lei la prima ad essere consolata.

[…]Quando mi vide spirare, parve a lei che le venissero a mancare il cielo e la terra, perché in me erano tutta la sua speranza, tutto il suo amore, pace e consolazione, giacché mi amava senza ordine e misura.

Per questo anche il suo dolore fu senza ordine e misura. E potendolo conoscere solo io, lo portai volentieri nel mio cuore e provai per lei ogni tenerezza che per santo e spirituale amore si può provare e sentire, perché mi amava svisceratamente.

E osserva, se vuoi saperlo, che gli altri discepoli dopo la mia morte ritornarono alle reti che avevano abbandonato, perché non erano ancora del tutto staccati dalle cose materiali come invece questa santa peccatrice. […]

Insomma, fu tanto il dolore di questa mia benedetta cara discepola che, se io somma potenza non l’avessi sostenuta, sarebbe morta.

L’Apostola degli apostoli

Questo suo dolore si ripercuoteva nel mio appassionato cuore, perciò fui molto afflitto ed angustiato per lei. Ma non permisi che lei venisse meno nel suo dolore, dato che di lei volevo fare ciò che poi feci, cioè apostola degli apostoli per annunziare loro la verità della mia trionfale risurrezione, come essi poi fecero a tutto il mondo.

La volevo fare e la feci specchio, esempio, modello di tutta la beatissima vita contemplativa nella solitudine di trentatré anni rimanendo ignota al mondo, durante i quali lei poté gustare e provare gli ultimi effetti dell’amore per quanto è possibile gustare, provare, sentire in questa vita terrena […]”.

(Tratto dall'”Autobiografia e i dolori mentali di Gesù nella sua Passione” di Santa Camilla Battista da Varano)

Elisa Pallotta

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