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Luigi: storia di una vocazione rinata dietro le sbarre

La storia di Luigi ci fa comprendere come le difficoltà della vita, se affrontate con la fede, non ci fanno affondare. 

La vocazione di Luigi è rinata dietro le sbarre (photo Pixabay)

Sabato, direttamente dal carcere, Luigi pronuncerà i voti di castità, povertà e obbedienza.

Una vocazione che rinasce dietro le sbarre e che risuona come intervento salvifico contro la disperazione. La storia di Luigi ci insegna che dalle difficoltà non si deve fuggire, ma solo affrontandole, con l’aiuto di Gesù, possiamo superarle e rivedere la luce. La testimonianza di questa esperienza di fede ci viene consegnata da Monsignor Massimo Camisasca. Le sue parole, riportate dal portale San Francesco Patrono d’Italia, parlano di una fede ritrovata e mai più abbandonata.

Luigi: la fede perduta e ritrovata

Il racconto di Monsignor Camisasca parte dagli albori della storia di Luigi, quando, ancora giovane, dimostrò la volontà di avvicinarsi alla vita religiosa, esprimendo il desiderio di diventare Sacerdote. Le difficoltà dell’adolescenza lo portarono, però, verso la perdizione: l’alcol e le droghe presero il sopravvento, a tal punto da compiere quel gesto così grave e così angusto, da meritarsi una lunga condanna in carcere: trent’anni, con l’accusa di omicidio.

Un primo riscatto

Un primo segnale di riscatto, dopo la perdizione, Luigi lo fece squillare il giorno del suo processo, quando rifiutò l’infermità mentale, aprendo la sua strada verso il pentimento e il recupero. Il ritorno della fede si ampliò giorno dopo giorno, mese dopo mese, grazie anche (ma forse soprattutto) all’aiuto della Chiesa diocesana che, attraverso le straordinarie figure di don Matteo Mioni dei Fratelli della Carità e don Daniele Simonazzi dei Servi della Chiesa, aprì uno stretto collegamento tra la diocesi e l’esperienza del carcere.

L’esperienza di Monsignor Camisasca

Correva l’anno 2012 quando Monsignor Camisasca decise di visitare per la prima volta il carcere, affermando: “Non conoscevo molto la realtà del carcere, lo confesso, ma da allora è iniziato un cammino di presenza, celebrazione e condivisione che mi ha molto arricchito”. Grazie a questa esperienza, il Vescovo ci racconta oggi la storia di Luigi, col quale entrò in stretto contatto spirituale, grazie a una folta corrispondenza.

La vocazione e la scelta di prendere i voti

Luigi maturò quella forte volontà di prendere i voti di povertà, obbedienza e castità proprio all’interno del luogo di reclusione. Il suo graduale ritorno alla fede si manifestò dapprima con la presenza sempre più costante alle Messe, tanto da diventarne lettore, poi con un interessato studio dei fatti religiosi. Il tutto, sempre accompagnato da una costante e intensa attività di preghiera. Come racconta il Vescovo, “Inizialmente Luigi avrebbe voluto aspettare l’uscita dal carcere per prendere i voti. È stato don Daniele a suggerirgli un percorso diverso”, quello di intraprendere questa esperienza, già in carcere.

Il significato della povertà

Quel consiglio di don Daniele si è dimostrato preziosissimo. Luigi ha iniziato a conoscere il senso della povertà francescana condividendo la vita con le persone che sono detenute con lui. Anche l’obbedienza si manifesta all’interno di quell’emblematico luogo, perché è Dio stesso che “parla anche attraverso la bocca degli stolti”.

Un uomo in carcere (sourceweb)

Luigi, oggi quarantenne, nella giornata di sabato, pronuncerà i voti di povertà, castità e obbedienza, nelle mani di colui che ha raccontato questa bellissima storia, Monsignor Camisasca, una figura molto importante per quell’uomo che in carcere ha conosciuto la salvezza.

Fabio Amicosante

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