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Lotta alla tortura. Dare dignità alle vittime, punire i reati e abbattere il male

Oggi ricorre la Giornata internazionale della lotta contro la tortura. Purtroppo, a differenza di quanto talvolta si possa pensare, il ricorso alla tortura è una pratica che non riguarda scenari troppo distanti dalla nostra società. 

photo AP

Si può dire che quasi nessuno Stato può considerarsi esente da violazioni e crimini legati a questa tipologia di reato. La Relazione 2020 del Garante nazionale delle persone private della libertà presentata al Parlamento italiano ha infatti messo in luce uno scenario inquietante.

La vergogna di una cultura della violenza che persiste

Troppo spesso si è dato spazio a una cultura della morte, della repressione e della violenza che non ha nulla a che vedere con i principi del pensiero cristiano, che sono il fondamento della società in cui viviamo, in particolare legata al mondo occidentale. Fin dai tempi antichi, infatti, uomini potenti hanno maltrattato e torturato poveri e derelitti, fino all’uccisione.

La crocifissione di Gesù è stata il capitolo finale di una storia di sacrifici e violenze in nome di un’etica distorta che però è destinata a redimersi per la venuta tra gli uomini del Figlio del Signore, che con la Sua Resurrezione ha permesso la salvezza dell’umanità. Dandoci la possibilità, nella libertà, di cambiare direzione.

Il reato di tortura da applicare nelle nostre società

Per questo anche oggi azioni contro il reato di tortura sono da immaginare come sacrosante, purché ci sia un criterio corretto nella loro applicazione. “L’introduzione del reato di tortura nel nostro codice penale, va salutato come atto di responsabilità, in coerenza con quanto prescritto dall’articolo 13 della nostra Costituzione”, ha spiegato sul quotidiano La Stampa Mauro Palma, presidente dell’Autorità Garante delle persone private della libertà.

Questo “affinché comportamenti così gravi non corrano il rischio dell’impunità e al contempo si salvaguardi la dignità di tutti coloro che operano correttamente e dei loro Corpi di appartenenza”.

Il centro è sempre la difesa della persona

Anche la cronaca recente ha offerto tristi esempi di questo tipo reati. Per questo, scrive Palma, “è necessario riaffermare in primo luogo che è proprio la possibilità di indagare episodi specifici attraverso questa lente a salvaguardare non solo la possibile vittima, ma anche gli operatori della sicurezza nel loro complesso e la loro condivisa volontà di trasparenza”.

Il centro di ogni intervento deve quindi essere la difesa della persona che viene privata della propria libertà. Purtroppo, ancora oggi, quante donne restano vittime della tratta, prelevate dai propri paesi di origine e portate in Italia? Quante vengono maltrattate, offese, vittime di mutilazioni genitali, spose bambine? Quanti infanti sono obbligati a lavori pesanti nei paesi in via di sviluppo?

Ancora oggi, uomini lapidati vittime di ideologie

Quanti uomini vengono lapidati, ancora oggi, purtroppo, in pubblica piazza, per avere violato i dettagli di ideologie che nulla hanno a che fare con il Signore? Quanti sono vittime di soprusi da parte di autorità statali dittatoriali che puntano a sradicare ogni legame dell’uomo con il Signore?

Su tutti questi abusi e soprusi è necessario porre attenzione. Dando loro un nome, un volto, un racconto, ritornano ad essere uomini, ad avere un’identità. E possono riacquistare la dignità di persone amate dal Signore, che mai le abbandona, neanche in mezzo alle atroci sofferenze perpetrate dalla mani di altri uomini, schiavi del demonio.

Gesù Regno dei Cieli (photo Pixabay)

Che il Signore possa avere pietà di loro e indicarci, a tutti, come un’umanità unica, la strada della redenzione dal male.

Giovanni Bernardi

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