L’Omelia di Natale di Padre Murizio Botta, che Vi Farà Venire la Pelle d’Oca… AUDIO


Chi l’ha fatto? Guardiamoci intorno, guardiamo questi quadri, le sculture, ma anche i manufatti più semplici come i confessionali di legno. Abbiamo libri interi per raccontare chi ha fatto questa Chiesa, quando l’hanno fatta, come l’hanno fatta, perché l’hanno fatta.

Chi l’ha fatto? È la domanda dell’intelligenza. Davanti a ogni minuscolo manufatto elettronico sappiamo subito che dietro c’è l’intelligenza creativa di un progettatore, di un programmatore, di un designer. Guardando una minuscola formica con un microscopio la complessità vertiginosamente superiore di quello che vediamo può avere una risposta sola. Guardando alle traiettorie prevedibili e ripetitive degli astri è lo stesso.

Chi l’ha fatto? L’unica risposta comprensibile per un bambino come per un adulto è quella di un’Intelligenza Bella e Amante. Che Dio esista è evidente. Il creatore del cervello del creatore di questa Chiesa, il creatore del cervello di Federico Barocci, il creatore del cervello di Rubens non può non esserci. Sarebbe assurdo rispondere alla domanda, “Chi ha fatto la pala d’altare alle mie spalle?”, dicendo il caos. Molto caos e molto tempo è oplà ecco un Rubens, eppure per la creazione facciamo così.

Dire che Dio esiste non è una novità, basta un briciolo di intelligenza quella che Albert Einstein sosteneva mancasse agli atei materialisti. Nuovo è il fatto che Lui abbiamo voluto farsi conoscere da noi. Nuovo è quello che Lui ci ha fatto conoscere di sè.

Dire che il Verbo si fa infante, senza parola, questo è nuovo per noi. Il non esercizio del potere e della forza. Il non esercizio delle facoltà divine. Il nascondimento di Dio: questo è nuovo. Sempre nuovo.

Il quadro della Natività realizzato da Rubens nel 1608 su lavagna con l’ovale in rame che sale e scende. Dio il Creatore del cervello di Rubens, ma inimmaginabilmente nuovo è Gesù, Dio, indifeso nelle braccia di una donna. Gesù silenzioso per trent’anni. Il crocifisso in legno policromo, opera di Guglielmo Berthelot, del 1615. Dio il Creatore dell’anima e dell’intelligenza di questo scultore, ma Gesù nudo sulla croce, con quelle pochissime parole che dovrebbero essere per noi più preziose del diamante, questo solo è nuovo.

Il tabernacolo dell’altare in bronzo dorato, con angeli in volo, fu realizzato nel 1673 su disegno di Ciro Ferri. Dio il creatore  di Ciro. Chi ha fatto il tabernacolo? Ciro Ferri. Chi ha fatto il cervello di Ciro? Dio. Ma Gesù vivo nel tabernacolo? Novità impossibile da inventare per noi poveri vecchi uomini, così deboli da sognare Dio solo come potenza espressa, manifesta, globale, numerica, mediatica.

Nel tempo del Natale, la liturgia ci fa cantare una antifona che racchiude in una mirabile sintesi il grande mistero dell’Incarnazione: Oggi sono rinnovate le nature. Dio si è fatto uomo: pur rimanendo ciò che era, assunse ciò che non era, senza confusione né divisione. In questo modo si espresse la fede del IV Concilio ecumenico di Calcedonia nel 451. Nei Concili precedenti le controversie avevano avuto al centro la divinità di Cristo e i Padri avevano definito che Egli è vero Dio. Ora è definito che Gesù Cristo è anche vero uomo!  La melodia scende su “et quod non era assumpsit” (ciò che non era assunse) per evocare come Dio si china fino all’umiltà del niente per elevarlo a sé. In seguito raggiunge il punto più alto su “non commixtionem passus” (senza subire mescolanza), espressione dello stupore per il fatto che l’Infinito non vuole assorbirci in sé, ma desidera avere un “io” davanti a sé, con sé. Egli è venuto sulla terra affinché questo pulviscolo sia salvato per l’eternità.

Gesù nasce per ripararci nel suo doppio significato. Nel senso di aggiustarci. Nel senso di donarci rifugio e protezione.  Se per noi Natale è un giorno più faticoso degli altri, Gesù è venuto per noi. Il nome Gesù vuol dire Dio salva. Dio salva il suo popolo dai peccati e se non ritorneremo come bambini accettando il dono, non entreremo nel Regno di Dio, non entreremo nel luogo del suo riposo. Ma c’è qualcosa di ancora più nuovo.

Il Verbo è sempre nuovo, anzi più che nuovo è la stessa novità. Ogni cosa che da Lui si allontana invecchia, ogni cosa che a Lui si avvicina si rinnova.

Guerrico d’Igny (1070-1157), discepolo di San Bernardo

Gesù non ci ripara solo, ci ripara ed Egli vuole rendere noi Nuovi della Sua Novità.

di Padre Maurizio Botta C.O.

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