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LO SPIRITO SANTO DONO PER CHI PORTA LA CROCE

 

 

 

LO SPIRITO SANTO PER CHI PORTA LA CROCE

 

 

 

Una delle immagini più sofferenti di tutto il Vangelo è sicuramente quella del Dio-uomo appeso alla croce che, schernito dai curiosi che aspettavano di assistere alla sua morte, davanti alla Madre inerme e in pianto, muore. Cessa di respirare e mostra le ferite di un corpo che non avrebbe retto un’altra frustrata, un altro chiodo.

Sappiamo che Cristo poi risorgerà, ma fermandoci all’immagine della morte, cercando di ricordare quante volte abbiamo intravisto la sofferenza nei fratelli: nelle vittime di guerra e soprusi; nei bambini lasciati senza acqua o cibo; nelle madri disperate che non sanno più come aiutare un figlio; nei padri angosciati e sull’orlo del suicidio, perché senza speranza di lavoro e di sostenere la famiglia; nei malati in fin di vita; nelle persone depresse, in cui sembra esser scomparso ogni alito di speranza; in coloro che sono duramente provate dagli attacchi del maligno, che lacera carne e anima senza tregua …

Ognuno porta la propria croce, nessuno è escluso, a meno che non si scelga di non stare con Cristo. E, come disse Gesù a Santa Faustina, spiegandole una visone: “Vedi quelle anime, che sono simili a Me anche nella sofferenza e nel disprezzo: le stesse saranno simili a Me anche nella gloria. E quelle che assomigliano meno a Me nella sofferenza e nel disprezzo: le stesse assomiglieranno meno a Me anche nella gloria.”.

Ciò che ci chiede il nostro Dio è tanto, certe volte è proprio tutto. Che lo Spirito Santo ci di la forza di accettare la sua volontà nella nostra vita terrena, sicuri della meta eterna.

Spirito Santo, dono del Cristo morente, fa’ che la Chiesa dimostri di averti ereditato davvero. Trattienila ai piedi di tutte le croci.

Quelle dei singoli e quelle dei popoli. Ispirale parole e silenzi, perché sappia dare significato al dolore degli uomini. Così che ogni povero comprenda che non è vano il suo pianto, e ripeta con il salmo: “le mie lacrime, Signore, nell’otre tuo raccogli”.

Rendila protagonista infaticabile di deposizione dal patibolo, perché i corpi schiodati dei sofferenti trovino pace sulle sue ginocchia di madre.

In quei momenti poni sulle sue labbra canzoni di speranza.

E donale di non arrossire mai della Croce, ma di guardare ad essa come all’antenna della sua nave, le cui vele tu gonfi di brezza e spingi con fiducia lontano.

 

 

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