Quando è lo stato che rapisce i bambini. Ormai siamo alla frutta

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Perché tanti genitori, in Norvegia, sostengono che lo Stato rapisce i bambini dalla famiglia? I casi sono aumentati esponenzialmente negli ultimi anni.
Già nel 2014, avevamo raccolto la protesta che arrivava dalla società civile norvegese. Da ultimo abbiamo parlato del caso della famiglia Bodnariu.

Oggi segnaliamo all’attenzione dei nostri Lettori il documentario della trasmissione Dateline prodotta dal canale SBS, a cura di Georgina Davies, Catherine Scott e Joel Tozer (è in inglese, ma c’è la trascrizione integrale del testo).
Sono riportate le testimonianze strazianti di genitori cui sono stati portati via i bambini per futili motivi dalla Barnevernet, l’agenzia governativa di protezione dei minori.
Il documentario parla di circa 1.500 bambini sottratti ai loro genitori in Norvegia ogni anno. Anche per una semplice sculacciata, che in quel Paese è illegale.
Uno psicologo che lavorava per la Barnevernet, Einar Salvesen, è uno dei 170 professionisti che hanno chiesto al governo di rivedere il sistema di protezione dei bambini, che a loro parere attualmente è profondamente sbagliato.
A Natascia Myra Olsen, per esempio, sono state sottratte due gemelline neonate, poche ore dopo il parto, perché “ritardata mentale”. In realtà la donna è perfettamente normodotata: non le è mai stato diagnosticato alcun ritardo. Semplicemente, molti anni prima, la sua madre adottiva aveva tentato di ottenere un sussidio sociale dichiarando che Natascia era ritardata.
Dimostrato questo, le bambine le sono state restituite provvisoriamente. Ma, col suo compagno Erik, ha deciso di emigrare in Polonia, perché l’agenzia governativa stava indagando sulle loro capacità genitoriali. Ora, perciò, sono ricercati dalla polizia norvegese per il rapimento delle loro stesse bambine.
Le proteste contro la Barnevernet hanno assunto risonanza internazionale in occasione della vicenda dei cinque figli dei coniugi Bodnariu, di origine rumena, che per fortuna si è conclusa felicemente. Comunque i genitori e soprattutto i bambini hanno di certo subito un trauma che non è scontato che possa essere superato facilmente.
C’è poi la questione razziale. La maggior parte delle famiglie oggetto delle indagini governative sono di origine straniera. Sansone Dejene, assistente sociale che ha lavorato in passato per la stessa Barnevernet, ritiene che il fatto che sia Etiope abbia giocato un ruolo essenziale nella sottrazione dei suoi tre figli (sono due anni che ha intentato un’azione legale per riaverli).
L’agenzia governativa, interpellata dai giornalisti, non ha voluto rilasciare dichiarazioni a proposito dei casi specifici contestatigli. Ma respinge le accuse di razzismo.
E’ vero che lo Stato deve vigilare, nell’interesse dei minori, affinché essi non siano oggetto di abusi in famiglia. Ma quando l’ingerenza statale assume certe proporzioni – in palese violazione del principio di sussidiarietà*, che è fondamentale perché una democrazia sia degna di tale nome – la tutela si trasforma in oppressione e se la definizione di “abuso” diviene così ampia, sfumata, gli unici a guadagnarci davvero saranno coloro che davvero usano violenza nei confronti dei minori.

Fonte:notizieprovita.it