L’invidia: “E’ come il veleno del serpente che cerca di distruggere l’altro!”.

 

Ci sono delle parole di Papa Francesco riguardanti il senso dell’opera di Cristo che possono essere prese ad esempio dalle nuove generazioni del tutto intente all’esteriorità e all’apparire. Se oggi ci si pone come obbiettivo principe l’apparire i più belli e i più buoni senza curarsi troppo di quelle che sono le nostre azioni aldilà della vita pubblica, quello che ha fatto Gesù va ben oltre la semplice apparenza, si tratta di un atto di amore teso a plasmare nuovamente il mondo verso il bene.

Il 5 dicembre 2016, in un omelia il Santo Padre esordiva in questo modo: ”Dio aveva creato il mondo; l’uomo è caduto in peccato; viene Gesù a ri-creare il mondo. E questo è il messaggio, il messaggio del Vangelo, che si vede chiaro: prima di guarire quell’uomo, Gesù perdona i suoi peccati. Va lì, alla ri-creazione, ri-crea quell’uomo da peccatore in giusto: lo ri-crea come giusto. Lo fa nuovo, totalmente nuovo”.

Questo atto di estremo amore non fu compreso da tutti, anzi creò scandalo perché sovvertiva quello che la legge e la società avevano stabilito come regole del comune vivere. Da quel momento in poi, all’essere umano si è posta dinnanzi una scelta: proseguire nella vita tradizionale portatrice di peccato o farsi plasmare nuovamente dalla grazia di cui era portatore il nostro messia.

A distanza di oltre 2000 anni il messaggio di cui si è fatto portatore Cristo non è cambiato, la via da seguire è sempre quella della grazia, una via che viene osteggiata dal secolarismo che ha condotto l’uomo a fidarsi maggiormente della legge piuttosto che della parola di Dio. Ciò che non è più chiaro al fedele odierno è che non basta non compiere cattive azioni per non essere un peccatore, ne basta pulirsi la coscienza con una confessione occasionale quando ci si sente obbligati dalla coscienza a farlo.

Un esempio calzante che può permettere di comprendere questa riflessione è quello sull’invidia, tutti siamo portati a provare invidia per il prossimo, a maggior ragione in un epoca in cui si vive di status symbol come il Mac, l’Iphone, l’abito griffato e via dicendo, eppure si tende a sottovalutare la nostra costante attenzione per il bene altrui o la corsa verso l’oggetto che ci rende più in vista. Proprio per questo nell’omelia sopracitata il Santo Padre passa dall’esempio di Gesù, portatore di un reale cambiamento e miglioramento dell’umanità attraverso un opera silenziosa e disinteressata, alla condanna del perbenismo di maniera di oggi, spesso condotto dalla rivalità con qualcuno che si è messo in mostra prima, sull’invidia infatti dice: ”E’ una cosa bruttissima! E’ come il veleno del serpente che cerca di distruggere l’altro!”.

Dunque il Papa concludeva consigliando ai suoi fedeli di abbandonare l’invidia e l’arroganza e di affidarsi nuovamente a Dio per avere perdonati quei peccati che al giorno d’oggi sembrano di poco conto, solo così facendo professione di umiltà si può tornare alla vera misericordia.