Una notte a Sessa un fabbricato franò fragorosamente seppellendo al suo interno parecchi bambini. Il boato del crollo svegliò l’intero paese ed i paesani, impauriti che sotto le macerie ci fossero i cadaveri dei figli, cominciarono a scavare nel tentativo di salvarne il più possibile. Gli sforzi dei paesani furono premiati, molti dei bambini se la cavarono con uno spavento ed altri con delle ferite, ma uno di loro non sopravvisse.
Quando i soccorritori portarono il corpo esanime del ragazzo alla madre, questa cadde nello sconforto e cominciò ad urlare in preda alla disperazione: “San Francesco, San Francesco rendimi il figlio”. La passione della donna spronò tutto il paese ad unirsi all’accorata richiesta della sventurata madre e tutti in coro urlarono: “San Francesco, rendi il figlio alla povera madre!”.
Riavutasi dal dolore e accompagnata a casa, la donna si rivolse nuovamente al Santo di Assisi, ma questa volta lo pregò offrendogli un fioretto: “O San Francesco, rendi a questa sventurata il suo caro figlio, ed io cingerò il tuo altare con un filato di argento, lo coprirò con una tovaglia nuova, e circonderò di candele tutta la tua chiesa!”. Passarono poche ore dalle frasi di devozione della donna ed il ragazzo riprese a respirare fino a riaversi totalmente la mattina seguente.
Il miracolo ricevuto dalla donna creò una forte devozione negli abitanti di Sessa che decisero di erigere una chiesa in onore di San Francesco. Per secoli la popolazione locale rendeva omaggio, pregava per ottenere miracoli e tuttora, nonostante la chiesa si andata distrutta, i francescani godono di una notevole considerazione. Il miracolo di Sessa ispirò anche uno dei più grandi pittori italiani, Giotto.
Il secondo dipinto invece raffigura il giovane disteso sul letto in compagnia di San Francesco che, apparso all’improvviso, gli ha restituito la vita. Sullo sfondo si vede un uomo che informa dell’avvenuto miracolo i compaesani pronti al trasporto funebre.
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