I Salmi sono il vertice della preghiera nell’Antico Testamento: la Parola di Dio diventa preghiera dell’uomo. Inseparabilmente personale e comunitaria, questa preghiera, ispirata dallo Spirito santo, canta le meraviglie di Dio nella creazione e nella storia della salvezza. Cristo ha pregato i Salmi e li ha portati a compimento. Per questo essi rimangono un elemento essenziale e permanente della preghiera della chiesa, adatti agli uomini di ogni condizione e di ogni tempo.
(Compendio del Catechismo n. 540)
Queste parole costituiscono una sintesi mirabile, che ci consente di cogliere l’unicità dei Salmi, “specchio del cuore umano” (Atanasio di Alessandria) e inesauribile scuola di preghiera posta al cuore delle Scritture.
Dopo essere stati cantati a lungo nella liturgia di Israele, questi 150 componimenti poetici (che la tradizione giudaica mette sotto la paternità di David) sono stati tramandati come un tesoro preziosissimo, messi per iscritto e poi ininterrottamente utilizzati dagli ebrei nel culto sinagogale.
Fin dalle origini la chiesa ha pregato i Salmi innanzitutto perché essi sono stati la preghiera di Cristo, che li ha proclamati nell’assemblea liturgica del suo popolo e li ha meditati nel colloquio personale con il Padre. Gesù ha avuto una tale familiarità con i Salmi che li ha citati più di ogni altro testo delle Scritture. Non ha forse detto il Risorto agli undici: “Bisogna che si compiano tutte le cose scritte su di me nella Legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi” (Lc 24,44)? I Salmi sono dunque preghiera di Cristo, ma del “Cristo totale”, poiché in essi pregano la testa e le membra, il capo che è Cristo e il corpo che è la chiesa (cf. Ef 1,22-23; Col 1,18). Il cristiano che prega i Salmi per Cristo, con Cristo e in Cristo vede così diventare sempre più sua la preghiera di Cristo; impara ad avere in sé lo stesso sentire che fu in Cristo Gesù (cf. Fil 2,5), crescendo verso la statura di Cristo (cf. Ef 4,13), di lui che è il cantore dei Salmi per eccellenza.
La chiesa inoltre prega i Salmi perché sono stati la preghiera quotidiana degli apostoli e degli autori del Nuovo Testamento, che hanno riconosciuto in essi la profezia degli eventi della passione, morte e resurrezione del Messia Gesù. Senza dimenticare che, ben presto, questi testi furono usati nelle assemblee liturgiche cristiane come profezia del mistero di Cristo. E così, attraversando i secoli, l’uso dei Salmi nella liturgia è giunto fino a noi. Memore di questa ininterrotta tradizione, chi prega i Salmi con consapevolezza – sia nella preghiera comunitaria sia in quella personale – deve sentirsi in comunione con tutti coloro che li hanno ripetuti con amore. I Salmi sono preghiera di Israele, di Gesù e della chiesa, anzi di tutte le chiese, sono preghiera ecumenica per eccellenza, che unisce la radice (Israele) e i rami (le chiese).
Per questo la grande tradizione cristiana attesta che il Salterio è una componente irrinunciabile della preghiera della chiesa: comprendiamo dunque perché ancora oggi i Salmi costituiscano l’ossatura della liturgia delle ore e siano utilizzati in forma responsoriale nella liturgia eucaristica, attuando il passaggio tra Antico e Nuovo Testamento.
(Famiglia cristiana, 7 ottobre 2012)
Fonte: notedipastoralegiovanile.it
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