IL LIBERO ARBITRIO: STRUMENTO DI GRAZIA NON DI CONDANNA

 

L’evangelista Marco riporta questo evento: Andarono intanto a Gerusalemme. Ed, entrato nel tempio, si mise a scacciare quelli che vendevano e comperavano nel tempio; rovesciò i tavoli dei cambiavalute e le sedie dei venditori di colombe e non permetteva che si portassero cose attraverso il tempio. Ed insegnava loro dicendo: “Non sta forse scritto: “La mia casa sarà chiamata casa di preghiera per tutte le genti?”. Voi invece ne avete fatto una spelonca di ladri!”.”.
E’ strano, per i profani, constatare come, una media conoscenza della Parola di Dio, permetta di citare versetti adatti ad ogni situazione. Come se, Gesù in primis (se riduciamo il discorso al solo Vangelo), avesse voluto dirci di non lasciarci spaventare o scandalizzare, da nessuna cosa che accade nel mondo, tutto è già stato visto sotto il cielo e spiegato.

Conoscere il linguaggio della Parola, del resto, non richiede nemmeno un percorso di studi interminabile, ma semplicemente l’ascoltare ogni giorno (o almeno ogni domenica), anno dopo anno, le Sante Messe giornaliere.

Beh, provateci, ma bisogna ascoltarle con la volontà di capire chi era quel Cristo. Vi assicuro che, qualora il suo insegnamento facesse al caso vostro, vi rimarrebbe tutto in mente.

Ognuno è comunque libero di scegliere Cristo o di infischiarsene. Il primo a dirlo è proprio Dio stesso, quando parla del libero arbitrio e della possibilità che ognuno ha di scegliere come condurre questa vita terrena.

A noi cristiani (e con “noi” intendo coloro che liberamente hanno scelto di tentare di seguire  l’esempio di Gesù) è anche richiesto di divulgare il suo messaggio, gridando sui tetti che bisogna discernere tra il Bene e il male: due concetti da cui la fede cristiana mai prescinde.

Gesù stesso dice che non è possibile servire Dio e mammana, ossia avere due piedi in una scarpa, come a dire che, se si accetta il messaggio del Cristo (e vi invito a scoprirlo prima di rinnegarlo a prescindere), lo si deve distinguere dal resto.

A quelli che potrebbero obiettare che si sta parlando di nulla, perché la religione è l’oppio dei popoli o una filosofia superata e antiquata, potrei rispondere che anche seguire Satana, praticare lo yoga o il reiki, essere buddisti, presuppone una filosofia a cui ci si aggrappa e che diventa un credo.

Quanto a Gesù, poi, leggendo qualche pagina in più di storia, si può facilmente evincere (lo dicono gli storici disinteressatamente) che quell’uomo è esistito davvero.

Tutto si riduce allora a distingue il Bene dal male, ad avere la volontà di farlo, ma per questo bisogna credere nelle due forze e nella loro inconciliabilità.

Se il cristiano, volendo perseguire il bene (attenzione, non ho detto che proclamandosi tale si riesce immediatamente a farlo), scrive (su carta o su blog), parla, sottolinea con qualunque mezzo comunicativo, quali siano gli inganni del male e le conseguenze immancabili per chi “giocherella” con le forze oscure, lo fa nel rispetto di se stesso e del proprio Credo, con l’intenzione altruistica di informare gli altri.

Nessuno obbliga nessuno, ma il rispetto è dovuto a tutti. Beffarsi delle opinioni altrui è sempre sintomo di povertà di valori, di educazione e sensibilità, ma anche di un’ignoranza immensa e, spesso, di paura e insicurezza!

Il passo di Marco, su citato, prosegue: “L’udirono i sommi sacerdoti e gli scribi e cercavano il modo di farlo morire. Avevano infatti paura di lui, perché tutto il popolo era ammirato del suo insegnamento.”.

E, come dice Gesù nel Vangelo: “Se uno ha orecchi per intendere, intenda!” o non sapevate che anche questa popolarissima frase è tratta dal Vangelo?