Io l’ho fatto, e lo pago per tutta la vita, voi non fate il mio stesso errore

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Quando si parla di aborto lo si fa spesso senza considerare che una decisione del genere (oltre ad essere un peccato grave, un omicidio dei più efferati e disumani) può segnare la vita della madre con un solco profondo. La gioventù può indurre all’errore di credere che abortire sia la cosa giusta per entrambi, bambino e madre, ma in realtà si tratta di una grave forma di egoismo mascherata con una falsa buona intenzione. Con l’intento di dimostrare quanto può fare male accorgersi in ritardo del peccato che si sta commettendo scegliendo l’aborto, vi riportiamo la testimonianza di Sheyla Morataya, consulente di vita che a 19 anni ha deciso di abortire.

 

Questa donna racconta spesso la sua esperienza a quelle ragazze che sono in dubbio sul tenere il bambino ed ogni qualvolta lo fa non riesce a trattenere le lacrime: “Mi è successo ancora una volta. Sto raccontando tranquillamente la mia storia quando arrivo a un punto in cui mi commuovo profondamente e non riesco a trattenere le lacrime. Sgorgano come un’acqua che pulisce, che risciacqua la mia vita. E non sgorgano con dolore, ma con quella sensazione di chiarezza e di consapevolezza che deriva dal sapere di aver commesso un peccato grave, che ha inchiodato alla croce Gesù: l’aborto”.

 

Come spesso accade, ogni volta che Sheila racconta la sua storia e si commuove, subito dopo è spinta andare al tabernacolo a pregare, a chiedere ancora una colta il perdono per il terribile peccato che ha commesso. L’ amore e la misericordia divina che sente addosso la fanno sentire in colpa, nonostante siano passati quasi quarant’anni non riesce a perdonarsi e sente il bisogno di ringraziare continuamente Gesù per un perdono che non merita.

 

Fino ai 42 anni Sheila non aveva dato più peso a quella decisione, l’aveva sepolta per non sentire il dolore profondo che le causava, ma arrivata alla consapevolezza, non è più riuscita a tenersi dentro quell’immenso dolore ed ha deciso di mettere a disposizione la sua storia a quelle ragazze, a quelle donne che si trovano nella condizione di dover scegliere. Il suo obbiettivo è fare capire ad ogni donna che l’aborto nono dovrebbe esistere e nessuna donna dovrebbe pensarci: “La parola “abortire” è la più oscura del vocabolario. Ha un peso scomodo, disarmonizzante, di morte. Morte dell’umanità, della dignità di essere persona, dell’autostima e di tutte le speranze nei confronti della vita. A 42 anni ho iniziato a capire perché la mia vita era andata com’è andata, perché il rapporto con il mio ragazzo è terminato, qual era il motivo delle mie depressioni e della mia rabbia, perché avevo un matrimonio senza coniugalità e perché ero emotivamente scollegata dai miei figli. Sono queste le conseguenze dell’aborto. Chi lo avrebbe mai detto? Perché nessuno mi ha avvertita?”.

 

Adesso, non solo Sheila ha capito l’immensità del suo peccato, ma anche l’infinita misericordia di Dio. Il perdono ricevuto l’ha convinta a fare qualcosa per aiutare le donne che hanno abortito o pensano di farlo e quelle lacrime che ogni volta versa altro non sono che acqua purificatrice per una ferita che si porterà per sempre: ” Una ferita che sarà sempre aperta e che per me è il costato di Cristo stesso, che effonde attraverso di lei la sua acqua pura per il mio peccato, e da me effonde questa voce per alleviare le donne che hanno abortito ed esortare a desistere da questo peccato quelle che pensano di commetterlo”.