L’EMBRIONE È UN ESSERE UMANO, LO DICE ANCHE LA SCIENZA

Ci sono molte errate convinzione, che fungono da pretesto per coloro che, mamme o dottori, vorrebbero scaricare dalla propria coscienza la responsabilità di commettere un omicidio, quando scelgono l’aborto.

Una di queste, forse quella basilare, è che l’embrione non sia un essere umano, ma un grumo di cellule, un insieme di membrane, nuclei, organuli vari senz’anima.

Così non è assolutamente! Lo si può leggere in qualunque libro di embriologia: “Al momento del concepimento, si forma il patrimonio genetico dell’individuo, che definisce per sempre il nuovo essere come appartenente alla specie umana.”.

E su “The Developing Human: Clinically Oriented Embryology”, uno dei testi usati, in America, dagli studenti in medicina, si legge a chiare lettere: “Lo sviluppo umano inizia al momento della fecondazione, cioè il processo durante il quale il gamete maschile o spermatozoo si unisce ad un gamete femminile (ovulo), per formare una singola cellula chiamata zigote. Questa cellula totipotente altamente specializzata, segna il nostro inizio come individuo unico (…). Uno zigote è l’inizio di un nuovo essere umano (cioè, l’embrione).”.

La iniziale errata convinzione, su citata, è quindi definitivamente chiarita, alla luce di queste affermazioni. Del resto, molti medici obiettori di coscienza, quelli che rischiano il posto di lavoro per aver preso una posizione in difesa della vita, lo ribadiscono da tempo.

C’è notare che essi non sono tutti cattolici, ma sicuramente sono studiosi della vita e di come ha inizio, proprio da quell’embrione tanto discusso, che si vuole eliminare con l’aborto.

Più di altre opinioni, però, ciò che potrebbe destare le coscienze delle donne incinte, immerse nel torpore indotto da chi racconta che ognuno è libero di decidere del proprio corpo, sono le congetture dei medici abortisti: anch’essi, infatti, nonostante le loro decisioni in merito, riconoscono la medesima cosa, ossia che l’embrione è effettivamente un essere umano.

Il presidente della Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia (SIGO), il dottor Nicola Surico, ci fa notare che: “Far abortire una donna è un lavoro che non piace a nessuno. Molti miei colleghi dopo un po’ non ce la fanno più: si tratta pur sempre di interrompere una vita, e questo pesa. È un dolore traumatico per le pazienti che lo richiedono, ma è un problema anche per i medici: ne ho conosciuti molti inseguiti dal rimorso.”.

E, anche la femminista Mariella Gramaglia, ribadisce che: “La maggioranza di laiche femministe detesta l’aborto con tutto il cuore.”.

Ci si chiede, allora: Chi vuole l’aborto e in nome di quale principio o di quale Principe?