Le ultime parole profetiche di Benedetto XVI smascherano la menzogna dell’Europa

Oggi più che mai l’Europa è in balia di forze anticristiane che vorrebbero cancellare ogni riferimento alla fede in Cristo, ma un testo estremamente profetico di Ratzinger emerso in questi giorni fa luce su di una verità estremamente importante. 

Solo con questa luce è infatti possibile scacciare le tenebre in un periodo in cui il demonio è più aggressivo che mai e tenta di corrompere ogni progetto di bene.

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Una visione contenuta con grande potenza all’interno dell’ultimo libro del Papa emerito pubblicato dalla casa editrice Cantagalli e intitolato “La vera Europa. Identità e missione”, capace di schiudere un orizzonte totalmente alternativo rispetto a quello che purtroppo viene oggi sempre più frequentemente perseguito dalle èlite internazionali, anche in ambito europeo, a discapito delle vere origini culturali dell’Antico continente di cui purtroppo nessuno più ormai parla.

Una distorta concezione dell’Europa

Se infatti l’Europa è stata eretta da padri fondatori cristiani, come De Gasperi o Shumann, oggi la classe dirigente europea lavora alacremente per cancellare ogni riferimento alla cultura cristiana. Il caso venuto fuori lo scorso Natale che ha creato uno scandalo di dimensioni epocali, sulla circolare ad uso interno che non solo vietava riferimenti al Natale durante le feste ma chiedeva anche di cancellare nomi relativi alla cultura cristiana come Maria o Giuseppe, ne è un esempio estremamente eloquente.

Oggi si cerca infatti di rimuovere il passato cancellando o persino distruggendone i segni, dalle opere letterarie a quelle artistiche, pensando che questo “svecchiamento” significhi una sorta di vago progresso verso una non ben definita direzione. In realtà si tratta però di un vero suicidio culturale teso a cancellare totalmente la propria identità, per lasciare che al suo posto arrivi un vuoto culturale e spirituale estremamente allarmante.

Il libro di Ratzinger è composto da una ampia raccolta di testi selezionati tra interventi e discorsi, molti che sono stati pronunciati prima della sua salita al Soglio Petrino. Nelle parole del Papa emerito ci sono riferimenti imprescindibili per comprendere quale sia la vera radice della cultura europea. Quali sono cioè i veri tratti che permettono di parlare dell’Europa come culla di un nuovo umanesimo che ha tuttavia la sua origine ben radicata nell’amore per Cristo e nella sua figura che ha rivoluzionato la storia come mai nessun altro.

Per Ratzinger ogni umanesimo non può che radicarsi in Gesù

Ratzinger parlava infatti nientemeno che di “umanesimo dell’incarnazione” come unico vero grande fondamento della storia europea, che prende origine fin dall’evangelizzazione di San Paolo, che portava con sé l’eredità di Israele e insieme ad essa il meglio dello spirito greco e romano. Una storia estremamente complesso che nelle sue omelie e nei suoi interventi il grande teologo tedesco ricostruisce alla perfezione, fino a tratteggiare il senso della grande vocazione del popolo europeo.

Una vocazione che si riconosce in valori come la liberà o la giustizia, il benessere e la pace, ma che non sono assolutamente comprensibili se non si fa riferimento alla figura di Cristo e alla sua predicazione, narrata nei Vangeli. Proprio per questo oggi in Europa quegli stessi valori rischiano di sgretolarsi come roccia al vento, diventando sabbia su cui non si può edificare alcuna casa comune. Il grande patrimonio culturale europeo, spiegava Ratzinger, se viene dimenticato delle sue premesse perde ogni sua consistenza. 

Una lettura che apre alla vera speranza

Per questo la rilettura di Ratzinger non chiude alla speranza, tutt’altro. Si tratta di una vera e propria sfida verso il futuro, che potrà essere florido solo con un rinnovato slancio degli ideali cristiani, e non di certo con una loro cancellazione come purtroppo molti invece vorrebbero. “L’Europa scopre sé stessa nel modo più chiaro quando viene messa con forza di fronte a ciò che rappresenta l’opposto della sua essenza”, spiegava Ratzinger, dando spazio a una questione che non solo è oggi più attuale che mai, ma che è assolutamente fondamentale per tornare a sperare nel futuro.

La ragione e la società non potrà mai essere centrata solamente sulla scienza o la tecnica, ma ha bisogno di riconoscere il vero e il bene. “La fede in Dio, l’idea di Dio può essere strumentalizzata e diventare così deleteria: questo è il pericolo che corre la religione. Ma anche una ragione che si stacca completamente da Dio e vuole confinarlo nell’ambito del puramente soggettivo, perde la bussola e apre la porta a forze distruttive”, scriveva il papa emerito, tratteggiando un compito ben preciso per i cristiani.

Quello di “far sì che la ragione funzioni in pienezza… anche e soprattutto per quanto riguarda la capacità di cogliere la verità e di riconoscere il bene, che è la condizione del diritto e quindi anche il presupposto della pace nel mondo”.

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