Un gruppo di suore carmelitane che vivono a Pamplona (Spagna) si sono esposte pubblicamente in difesa del diritto alla libertà delle donne in merito al vestiario ed ai costumi sociali. L’endorsment delle suore non è stato casuale, in questi giorni, infatti, la Spagna è spaccata in due dalla sentenza del tribunale spagnolo su un caso di stupro avvenuto un paio di anni fa. Una ragazza venne stuprata da cinque uomini in occasione della festa di San Firmino: secondo quanto riferito dalla ragazza in seguito alla violenza, i 5 uomini, ubriachi ed in preda all’estasi, l’hanno chiusa nell’androne di un palazzo e, approfittando della confusione generale, l’hanno stuprata senza che nessuno se ne accorgesse.
Gli uomini sono stati arrestati e per due anni (l’episodio di violenza si è verificato il 7 luglio del 2016) hanno affrontato il processo con la prospettiva di passare una decina d’anni in carcere. Qualche giorno fa, però, il giudice che presiedeva il processo ha stabilito che quello subito dalla donna non è stato uno stupro ma un abuso sessuale, poiché prima dell’atto la donna sarebbe stata favorevole ai rapporti sessuali. L’avvocato della difesa ricorrerà nuovamente in appello, ma la questione ha già spaccato l’opinione pubblica tra chi giudica duramente la donna e chi invece è indignato per una decisione che ha tutti i crismi del sessismo.
A schierarsi in favore dei manifestanti che in questi giorni stanno scendendo in piazza per il diritto delle donne di vestirsi e scegliere di concedersi ad uno sconosciuto senza che questo giustifichi un aggressione sessuale, sono stata a sorpresa le suore carmelitane di Pamplona che in un post Facebook hanno scritto: “Noi viviamo in clausura, portiamo un abito quasi fino alle caviglie, non usciamo di notte (se non per le emergenze), non andiamo a feste, non assumiamo alcolici e abbiamo fatto voto di castità. Questa è una scelta che non ci rende migliori né peggiori di chiunque altro, anche se paradossalmente ci renderà più libere e felici di altri. E perché è una scelta libera, difenderemo con tutti i mezzi a nostra disposizione (questo è uno) il diritto di tutte le donne a fare liberamente il contrario senza che vengano giudicate, violentate, intimidite, uccise o umiliate per questo. Sorella, io ti credo”. Non c’è altro da aggiungere.
Luca Scapatello
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