Le prigioni coreane superano quelle naziste

Quella che state per leggere è una storia di una disumanità assurda, resa nota solo qualche giorno fa; parla di un ragazzo americano e della sua assurda fine.

Si chiamava Otto Warmbier e, due anni fa appena, da studente, aveva pensato di fare un viaggio nella Corea del Nord, con un gruppo di amici.

In Patria Otto è tornato solo adesso, dopo aver provato le terribili prigioni dello Stato e aver dovuto sopportate i lavori forzati.

Otto era stato sorpreso a staccare dal muro della sua stanza di albergo un manifesto patriottico, solo perché voleva portarselo a casa come souvenir: questo il suo orrendo crimine!

Fu arrestato e condannato a 15 anni di lavori forzati, come se il suo gesto fosse stato un affronto alla Patria coreana, un atto terroristico vero e proprio.

Come ha passato gli ultimi mesi della sua vita, Otto non lo ha potuto nemmeno descriverlo, poiché, al suo ritorno in America, le sue condizioni erano pietose, tanto da far inorridire i familiari.

Non poteva più parlare, aveva uno sguardo fisso nel vuoto ed emetteva solo suoni raccapriccianti.

Quale strazio per i genitori che, mesi prima, lo avevano semplicemente salutato in partenza per una vacanza.

Otto era in fin di vita, rasato a zero, con un tubo dell’alimentazione che ancora gli usciva dalla bocca; era oramai sordo, cieco, senza denti, faceva gesti senza senso.

Era spacciato: questo l’unico motivo del suo rilascio, un gesto che i nord coreani definiscono addirittura umanitario, invece sono state proprio le autorità crudeli di quel Paese a renderlo un relitto, un giovane ragazzo ai limiti dell’umana sopportazione.

Si sono giustificati, in Nord Corea, col racconto di un’intossicazione alimentare, viste le inesistenti norme igieniche e sanitarie delle loro celle, e di un coma indotto da un sonnifero.

Ma il corpo di Otto parlava per lui e diceva di essere stato torturato e picchiato per mesi e mesi.

Il ragazzo è morto dopo solo sei giorni dal suo ritorno a casa.