Le nostre preghiere sono sempre opportune?

La fede comporta delle scelte ed in alcuni casi dei rischi che bisogna essere pronti a correre, quelli che in gergo vengono chiamati croci. Se vi soffermate a pensare alle parole “Sia fatta la tua volontà” vi renderete conto che in questa espressione c’è l’implicita obbedienza a qualsiasi cosa vi possa accadere nella vita. Di questo se n’è accorto anche Richard Wenke quando, pregando affinché Dio aiutasse la figlia a trovare la propria vocazione, si è dovuto arrendere alla volontà del Signore che ha reclamato la figlia tra le Suore Passioniste.

Wenke era contento di vedere la figlia devota al punto da farsi suora, era al settimo cielo nel vederla per la prima volta nella vita realmente felice, ma pensava anche al fatto che quella scelta di vita lo avrebbe privato di vederla per il resto della sua di vita (le suore passioniste hanno tra i loro voti la clausura). Prendendo come esempio la storia di Wenke si può capire come la volontà del Signore spesso non coincida con quella nostra e quindi alle volte con quel “Sia fatta la tua volontà” umanamente pensiamo “Speriamo che coincida con la mia” altre semplicemente “Speriamo non comporti delle sofferenze”. Insomma vorremmo il massimo dei benefici con il minimo delle sofferenze.

Ma se questa preghiera può sembrare pericolosa, ce n’è un’altra che potrebbe cagionare ancora maggiori “Danni”: una suora ha recentemente confessato al sito cristiano ‘Aleteia’ di aver cominciato a pregare dicendo a Dio solamente: “Rovina la mia vita!”. La suora ha raccolto l’invito di un oratore, ma non avrebbe mai pensato che la sua preghiera fosse accolta stravolgendo la sua vita. Infine c’è un’ultima preghiera da considerare pericolosa, ovvero: “Signore, fammi tuo…”. Se ci pensate è ciò per cui avranno pregato tutti i Santi del passato ed è stato così che la loro vita è scorsa esclusivamente per portare avanti il messaggio di Dio.

Riguardo a quest’ultima preghiera è interessante citare le parole del Padre Brad Milunsky durante la prima Professione di Suor Frances Marie (proprio la figlia di Wenke): “Quando ero un frate agli inizi del ministero parrocchiale, ho avuto la fortuna di essere assegnato vicino a un monastero di Clarisse Povere nel New Jersey. La badessa è diventata il mio direttore spirituale, e un giorno ha condiviso con me il fatto che di recente una delle sue preghiere era diventata semplicemente questa: ‘Rendimi tua’”.

Anche lui uomo di fede salda è caracollato davanti a quella prospettiva poiché ne analizzava le conseguenze: “Devo confessare che sono tornato in convento un po’ spaventato da quella preghiera. Ero anche un po’ irritato con me stesso per il fatto di non riuscire ancora a offrire la stessa preghiera senza offrire a Dio anche la mia lista di note a piè di pagina. ‘Rendimi tuo’, potevo dire, ‘ma ecco i miei suggerimenti, Signore, su come potresti fare’. Forse è una cosa da uomini, ma sospetto che non sia così”.

Riflettendo su quanto detto finora è chiaro che non è sempre facile accettare un cammino di pura luce, ma anche che quelle persone, come la figlia di Wenke, capaci di farlo accettano il loro destino senza troppa paura, poiché è risaputo che Dio non ci assegna croci che non siamo in grado di portare.