Le fiabe sessiste vanno cambiate . Ma dove siamo arrivati.

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Sapevate che Cenerentola è una fiaba sessista e zeppa di stereotipi? In Francia sostengono di si.

Nella repubblica di Hollande, dove la legge sul matrimonio omosessuale è stata approvata, è scoppiato un nuovo caso che ha diviso l’opinione pubblica. Secondo alcuni studiosi francesi, le fiabe, che da tempo immemore allietano la buona notte dei bambini, sarebbero piene di contenuti sessisti. E a Parigi, il ministro dell’Istruzione Najat Vallaud-Belkacem, ha annunciato la caccia agli stereotipi di genere nei manuali scolastici che riportano i grandi classici della letteratura infantile.

“I nuovi programmi dell’istruzione elementare – ha avvertito la preferita di Francois Hollande -, sono un’occasione importante per migliorare i libri di scuola e prevenire stereotipi e discriminazioni che alimentano l’ineguaglianza tra gli alunni”. E per farlo, l’esponente del Partito Socialista si è affidata a uno studio del centro Hubertine Auclert, un’associazione impegnata nella lotta per la parità tra i sessi, che prende il nome di una grande femminista di fine Ottocento.

La ricerca sulle rappresentazioni sessiste nel primo anno di scuola elementare prende in esame 22 manuali illustrati destinati ai giovani studenti. In questi testi, “solo il 39% dei personaggi è di sesso femminile”, condannano gli studiosi. E la situazione non migliora. Nelle immagini delle prime pagine, le bimbe vengono rappresentate soprattutto all’interno della casa, magari a giocare in spazi chiusi. Spesso sbrigano lavori in cucina o svolgono mansioni domestiche, mentre i mestieri “scientifici”, nel 97% dei casi, sono rappresentati esclusivamente da figure maschili.

Arriva poi l’anatema sulle numerose fiabe popolari, come Cappuccetto Rosso o Hansel e Gretel, “imbottite di rappresentazioni sessiste”. L’associazione afferma che la maggior parte di questi capisaldi della letteratura infantile schiaccino i “personaggi femminili ai loro stereotipi”. Tuttavia, nei volumi presi in esame ci sono anche alcune eroine che “guidano l’azione senza dipendere dai personaggi maschili”. Secondo gli studiosi sono ancora troppi i manuali che parlano di “Homme” per indicare il genere umano. Il ministro ritiene tutto ciò un modello educativo sbagliato, tanto da rendere queste fiabe vietate ai minori. Al posto delle tradizionali fiabe arrivano nuove storie e testi illustrati (alcuni dei quali già in uso nelle scuole francesi e spagnole) con disegni (nella foto) che spiegano ai bimbi un nuovo concetto di famiglia.

Nella sfera domestica, ammonisce il centro, “il modello dominante, se non unico, è quello di una famiglia composta da due genitori e da uno o più figli”. Infatti, si tratta di “coppie etero con due bimbi di sesso diverso”. Da qui la proposta di mettere in evidenza modelli famigliari alternativi, come quello monoparentale o omoparentale, più in linea con la Francia socialista di Hollande. Uno schiaffo all’innocenza dei bambini.

Riguardo a questi nuovi modelli di famiglia c’è chi prova a resistere, come il sindaco di Venezia che ha bandito i libri gender dalle scuole comunali, attirandosi le ire del movimento lgdb, con a capo Elton John. Oggi assistiamo a un nuovo attacco, che va addirittura oltre i libri scolastici per sconfinare nelle favole, dove qualcuno ha deciso che l’immagine di un principe e una principessa che si sposano, mettono su famiglia e vivono felici e contenti debba essere cancellata.

Le fiabe invece, da sempre, rappresentano per i più piccoli gli strumenti attraverso i quali comprendono il mondo degli adulti. L’universo di fantasia in esse rappresentato non differisce, infatti, dall’immaginario fantastico messo in scena dai bimbi durante il gioco, una dimensione in cui i personaggi si dividono in buoni e cattivi dove tutto è possibile. Attraverso le favole i pargoli imparano che per ogni problema esiste una soluzione e che il male può essere sconfitto dal bene. In questo modo, riescono a controllare le loro paure, e gli incubi della notte. In un certo senso imparano, fin da subito, a misurarsi con se stessi, trovandosi pronti ad affrontare i problemi della vita di tutti i giorni. Il punto di vista francese, dunque, sembra specioso, fatto per polemizzare e minare il concetto unione tra uomo e donna già nella primissima infanzia. L’ennesima aggressione alla famiglia.

Nelle favole così come le conosciamo, i personaggi, buoni o cattivi, protagonisti o antagonisti, facilitano l’immedesimazione, mentre il linguaggio utilizzato, fatto di immagini e simboli, è di immediata comprensione per un bimbo che, ancora non in grado di decodificare i ragionamenti astratti, è perfettamente a suo agio con la sequenza di immagini tipica delle storie classiche. A tutti gli effetti le fiabe sono i primi strumenti educativi che genitori ed educatori possono utilizzare per aiutare il bambino a crescere. Come disse Antoine De Saint-Exupéry ne Il Piccolo Principe, “Bisogna sempre spiegargliele le cose, ai grandi”.

http://www.interris.it/2015/10/20/75840/posizione-in-primo-piano/schiaffog/se-il-gender-stravolge-le-fiabe.html