Le elezioni del 4 marzo e i cattolici

elezioni politiche e i cattolici
scheda elettorale elezioni del 4 marzo

Le elezioni politiche del 4 marzo in Italia, nel bene e nel male, hanno un significato storico e simbolico, specie per chi intende la politica come servizio gratuito a Dio, alla propria patria e alla famiglia naturale. Da molti anni ormai, almeno a partire dal fatidico 1968 – esattamente mezzo secolo fa – l’anti-proibizionismo più radicale e ottuso la fa da padrone, più o meno in tutti i gangli della società. E così si è entrati a poco a poco nella logica perversa e amorale del “vietato vietare”, ovvero del “tutto è permesso”. Sono state così sabotate, specie negli ultimi 3-4 lustri, le istituzioni più importanti e basilari della nostra nazione, ovvero la Chiesa, la famiglia e la scuola.

La Chiesa, avversata sia dal marxismo che dallo stesso laicismo libertario, è stata marginalizzata nella società e regolarmente viene convocata sul banco degli accusati da parte dei mass media dominanti. Il pensiero unico di cui hanno parlato recentemente Diego Fusaro (cf. Pensare altrimenti, Einaudi, 2017) e Marcello Veneziani (Imperdonabili, Marsilio, 2017) è per definizione acattolico, laicista, senza patria e senza religione. E’ in corso un attacco senza tregua all’eredità cristiana della storia europea, e questa politica nichilista sul piano dei valori ha prodotto incalcolabili danni antropologici.

La famiglia, allo stesso modo, è stata ridicolizzata, irrisa, depotenziata e svilita da leggi e norme andanti nel senso della libertà sessuale più spinta. Più divorzi, più convivenze, più aborti e pornografia, ed in parallelo meno famiglie, meno figli, meno coesione intergenerazionale e minor valore sociale del matrimonio. Addirittura, la stessa famiglia sancita dalla Costituzione della Repubblica come “società naturale fondata sul matrimonio” tra l’uomo e la donna (ex art. 29) è stata parificata ad unioni sentimentali-affettive, instabili per definizione, come le cosiddette Unioni civili. Unioni civili, che evidentemente preludono al matrimonio gay (come è già accaduto in Francia, Spagna, Gran Bretagna, etc.), e che sono state fortemente volute proprio dal Partito Democratico di Matteo Renzi e dalle sinistre.

La scuola ha subito tutti i contraccolpi dell’anti-autoritarismo e dell’anarchismo post-68. Alla perdita di autorevolezza del preside, del docente e del maestro, ha fatto pendant una vita scolastica caratterizzata meno dalla trasmissione, dalla ricerca del sapere e dall’educazione morale, che piuttosto dal valore vago e generico del fare esperienza e vivere emozioni adolescenziali libere e senza impegno. Il tutto condito con libri di testo conformi al Pensiero Unico di orwelliana memoria e redatti per formare una generazione senza radici, senza patria e senza principi forti.

E’ evidente che questa logica di fondo, al di là dei partiti che di volta in volta se ne sono fatti i portatori, è agli antipodi con il messaggio cristiano, fatto di regole certe, di principi morali intangibili, di responsabilità personale e di tutela dei cittadini più deboli, come gli anziani e i bambini.

In tutta Europa, all’Est come all’Ovest, ma anche negli Stati Uniti risultano in declino proprio i partiti e i movimenti più radicalmente laici e secolarizzati. I partiti di sinistra in particolare, da decenni ormai, portano avanti una politica all’insegna del rifiuto sistematico dei cosiddetti valori non negoziabili, come li chiamava Benedetto XVI. La dittatura del relativismo denunciata da Ratzinger coincide con la politica detta impropriamente di “non-discriminazione” imposta dall’Unione Europea e dai suoi accoliti del progressismo.

Questi valori, su cui non si può negoziare, non sono il PIL o l’accoglienza dei profughi, e neppure la tassazione dei redditi o l’andamento del debito pubblico. Queste sono componenti non stabili e mutevoli della politica sociale di ogni Stato sovrano. I principi invece hanno carattere di immutabilità e per questo non sono negoziabili. Tra essi, Benedetto XVI indicava la famiglia eterosessuale e monogamica, il rispetto della sacralità della vita umana innocente, dal concepimento alla morte naturale, e il bene comune della patria. Il quale bene comune è impossibile da tutelare, se si ha la licenza di uccidere legalmente negli ospedali di Stato (come permette la legge 194) o se la famiglia può essere anche composta da due signori in giacca e cravatta, magari con il diritto all’adozione di orfani, obbligati dalla legge ad avere due papà.

Una cosa è certa. I partiti e i movimenti politici che si sono fatti promotori e banditori di queste ed altre derive etiche (come la libertà di drogarsi o di suicidarsi con l’eutanasia) hanno avuto delle clamorose batoste in tutta Europa. E questo è capitato il 4 marzo al Partito Democratico di Matteo Renzi. Il quale, cattolico praticante, disse a suo tempo di aver giurato sulla Costituzione e non sul Vangelo. Il che significava che la sua coscienza si sente più vincolata ad una Carta tutta umana promulgata nel 1948 che alla stessa Parola di Dio, messa per iscritto dagli agiografi dietro l’ispirazione diretta del Signore. Cosa quest’ultima sommamente grave per un battezzato.

Chi non rispetta la volontà di Dio, rispetterà mai quella di coloro che lo hanno eletto? E chi è pronto a mettere la propria coscienza in tasca in ragione della realpolitik, come fecero molti democristiani legittimando l’aborto e il divorzio, che coerenza potrà mai avere?

L’Unione europea da tempo sta minacciando, attaccando e ostruendo le politiche di ricostruzione nazionale portate avanti dalla Russia, dall’Ungheria, dalla Polonia e ora anche dall’Austria. E sono proprio queste politiche, invise a Bruxelles e definite con spregio come populiste, che si stanno affermando nell’elettorato.

La prima ragione dell’affermazione dei partiti anti-sistema sta nella presa di coscienza da parte di segmenti significativi del popolo che il Sistema è corrotto, nefasto e tendenzialmente totalitario.

La seconda sta nella necessità ormai impellente di tornare alle vere esigenze della gente, come il lavoro, l’educazione dei figli e la sicurezza, allontanandosi nel contempo dalle vacue ideologie dominanti.

Così, secondo noi vanno letti i risultati delle elezioni del 4 marzo. Nessun vero cattolico ora si chiami fuori dall’agone, poiché come diceva Paolo VI, facendosi chiara eco dei suoi predecessori, “la politica è la forma più alta ed esigente della carità”.

E senza la carità è impossibile piacere a Dio.

Antonio Fiori