Le campane suonano troppo? Sacerdote citato in giudizio

 

In Italia, si sa, ci sono tantissime chiese e, in molti luoghi, anche a distanza di pochi metri, l’una dall’altra.
I campanili mettono in funzione le campane, non solo per annunciare la Santa Messa, le varie celebrazioni, l’inizio del giorno, l’annuncio di un funerale, ma anche per scandire il tempo coi rintocchi dell’orologio della chiesa.
In alcuni casi, ad ogni quarto d’ora, si sentono i rintocchi dell’ora, più quelli acuti dei minuti (un quarto d’ora, mezz’ora, tre quarti d’ora), in altri, semplicemente, questi ultimi, fino allo scoccare dell’ora successiva.

E questo mi sembra un buon compromesso, per non far risuonare, nelle orecchi di chi abita nella canonica e di coloro che hanno la casa vicino alla chiesa, un continuo tintinnio.
L’altra questione, su cui si potrebbe discutere, è la durate dello scampanio, che richiama alle celebrazioni.
Potrebbero essere state queste le considerazioni fatte dal Procuratore, nel tentativo di mettere d’accordo i due contendenti, di una causa molto singolare che coinvolge un cittadino, un sacerdote, un campanile.
E’ accaduto a Salzano, in provincia di Venezia, un paesino con circa 10.000 fedeli. Li, la campana della chiesa, ogni mattina, chiama al nuovo giorno, con ben 60 rintocchi.
Un cittadino quarantanovenne non lo ha più sopportato ed ha così denunciato il parroco.
La storia era comincia nel 2013, ma la solita trafila burocratico/legale l’ha trascinato sino ad oggi.

L’uomo in questione, stufo del rumore (per lui di questo si trattava) del campanile, ha deciso di mettere in mezzo un legale, per sapere come comportarsi, affinché don Paolo Cargnin, suo parroco di 66 anni, venisse citato in giudizio per disturbo della quiete pubblica, per aver cioè arrecato fastidio ai residenti di Salzano, con un volume esagerato delle campane.
“Le campane non sono mie e poi o si suonano o non si suonano, non posso mettere il silenziatore, né le posso abbassare. Ma io ero dentro i limiti.”, si è difeso il prete.
Il Sostituto Procuratore Francesca Crupi, che si è occupata del caso, ha verificato se effettivamente don Paolo avesse oltrepassato i livelli sonori previsti dalla legge, quelli delle disposizioni della delibera del Vescovo di Treviso, in merito a questioni del genere, e quelle del regolamento comunale. Quest’ultimo parla delle attività rumorose in paese, sottolineando, all’articolo 27: “L’uso delle campane, per le cerimonie religiose, è permesso dalle 7 all’una del giorno successivo e, per un periodo continuativo non superiore a dieci minuti, in occasione delle grandi festività e dalle 7 alle 21.30 e per un periodo continuativo non superiore a cinque minuti, nel rimanente periodo dell’anno.”. “Fatte salve particolari deroghe concesse dal sindaco.”.
Ma don Paolo la deroga ce l’aveva e la tradizione di quelle scampanate, che, va avanti dal 1800, non lascia spazio a compromessi di sorta.

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