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“Lasciamoci consolare dal Signore”, dice il Papa

Laciarsi consolare è dolce oltre che terapeutico

Molti odiano letteralmente il primissimo istante della giornata, quando, ancora sonnecchianti, qualcuno rivolge loro la parola.
Pare che, senza una buona tazza di caffè, tante persone non sappiano proprio evitare di brontolare, per il giorno che comincia e porta con se mille cose da fare.
Beh, brontolare non è esattamente il modo in cui dovrebbe iniziare una nuova giornata, altrimenti si potrebbe supporre che non si è affatto sereni, nella propria condizione.
“La parola della Chiesa di oggi è coraggio”. “Ci farà bene oggi fare un esame di coscienza: com’è il mio cuore? Ho qualche tristezza? Com’è il mio linguaggio? È di lode a Dio, di bellezza o sempre di brontolii? E chiedere al Signore la grazia del coraggio, perché nel coraggio viene Lui a consolarci e chiedere al Signore: Signore, vieni a consolarci”, questo dice il Papa.

Il cristiano mira, infatti, a trovare più motivazioni possibili per allontanare da se le angustie e fare spazio alla fede, alla speranza e alla carità quotidiane, le virtù che ci allargano il cuore alla ricezione del messaggio di Dio.
E’ necessario, pertanto, “Lasciarsi consolare dal Signore”, poggiare sul suo petto il nostro capo appesantito dalle ansie e da problematiche varie, con la sicurezza che lui lo renderà liberò da rancori e preoccupazioni.
“Tante volte la consolazione del Signore ci sembra una meraviglia, ma non è facile lasciarsi consolare; è più facile consolare gli altri che lasciarsi consolare. Perché, tante volte, noi siamo attaccati al negativo, siamo attaccati alla ferita del peccato dentro di noi e, tante volte, c’è la preferenza di rimanere lì, da solo, ossia sul lettuccio, come quello del Vangelo, isolato, lì, e non alzarsi”.

Le amarezze spesso non hanno ragione di esistere, se crediamo nella forza della provvidenza che spiana le strade contorte e le libera da ogni ostacolo: “E non è facile perché per lasciarsi consolare dal Signore ci vuole spogliarsi dei nostri egoismi, di quelle cose che sono il proprio tesoro, sia l’amarezza, siano le lamentele, siano tante cose”.

Antonella

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