L’Adulterio resta un peccato molti se lo dimenticano

“Allora gli scribi e i farisei gli conducono una donna sorpresa in adulterio e, postala nel mezzo, gli dicono: “Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adulterio. Ora Mosè, nella Legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici?”. (…) “Chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra contro di lei.”. (…) Ma quelli, udito ciò, se ne andarono uno per uno (…). “Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?”. Ed essa rispose: “Nessuno, Signore.”. E Gesù le disse: “Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più.”.

Ogni volta che si parla di adulterio, viene alla mente questo brano del Vangelo, che sottolinea non tanto il peccato della donna, quanto il perdono di Cristo, di fronte all’impegno di non ripetere ancora l’azione.

Nella religione cristiana, ogni comportamento, riguardante il sesso, è peccato, se non fatto tra due persone unite in matrimonio, davanti a Dio, alfine della procreazione. Tutto il resto è considerato fornicazione, atto impuro, quando si parla di sesso prima del matrimonio (occasionale, tra fidanzati, autoerotismo) e, nel caso si compia con un altro partner (diverso dal marito o dalla moglie), quando si è sposati, adulterio.

Il concetto è molto semplice: Cristo ci insegna la purezza, nel cuore e nel corpo, e, chi sceglie davvero di seguirlo, deve fare i conti con questo tutti i giorni, contro ogni umana e inevitabile tentazione.

Non esiste una religiosità cristiana fatta di regole personalizzate, come il resto della società vorrebbe farci intendere, quando dice “sono credente, ma non praticante”. Questa espressione non ha alcun senso davanti a Dio; è solo il pretesto dei qualunquisti per sostituire il piacere col dovere, come se fare ciò che piace significhi fare la cosa più giusta.

Siamo tutti liberi, ovviamente, di decidere di essere cristiani oppure altro, basta rispettare le scelte altrui e mai valutarle con proprio metro di giudizio. Se si decide, però, di accettare le norme della cristianità, è meglio farlo con serietà.

E’ chiaro quindi che nessun peccato può essere travisato o gestito a nostro piacimento, perché determina una rottura, una interruzione, del fiume di grazia dal Signore a noi fedeli; chiedere perdono, invece, si può e basta a redimerci, se c’è pentimento. Ecco perché è così importante  la confessione.

Allora, chiesero gli Apostoli e noi con loro: “E chi mai si può salvare?”. Ma Gesù, guardandoli, disse: “Impossibile presso gli uomini, ma non presso Dio! Perché tutto è possibile presso Dio.”, ossia c’è qualcosa di più grande di ogni peccato: la Misericordia di Dio che tutto comprende e perdona (come all’adultera del racconto), purché si abbia la coscienza di perseguire il Bene.

Se nostro malgrado, poi, ci dovessimo trovare in una situazione di peccato, ad esempio perché il nostro matrimonio è finito e non possiamo porvi rimedio o semplicemente perché non si ha la forza ancora di rinunciare completamente a qualunque situazione ci metta alla prova e ci esponga alla disobbedienza dei Comandamenti, non consideriamoci mai esclusi o bistrattati dalla chiesa.

La chiesa di Cristo accoglie tutti, perché tutti, in effetti, siamo peccatori (è quasi naturale esserlo), non solo chi si trova a dovere gestire o subire un adulterio.

In ogni caso, e in attesa di capire il da farsi, rimanere in ambito parrocchiale, nella propria comunità, partecipando attivamente e pregando, ascoltando la Parola di Dio alla Santa Messa, anche quando non ci si può comunicare, può fare la differenza e aiutarci a districare la confusione che spesso pervade e detta le azione e i nostri buoni propositi.

 

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