La testimonianza di Thomas: “Mi prostituivo per una dose, poi ho incontrato Dio”

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La storia di Thomas Valsecchi è di quelle che fa riflettere, nato nel 1986 a San Patrignano (Rimini) in una comunità di tossicodipendenti a cui appartenevano i genitori, sin da bambino si è dovuto scontrare con un mondo troppo duro da sopportare. I genitori e gran parte dei suoi parenti erano dipendenti dalle droghe ed alcuni di loro sono persino morti di overdose. Con quegli esempi, ma soprattutto con la mancanza di una guida valida, la crescita di Thomas è stata alimentata dalla rabbia e da un senso di inadeguatezza che lo ha condotto prima alla droga ed infine alla prostituzione.

Nel 1989, a soli 3 anni, i genitori di Thomas si sono separati. In quel momento è cominciata una battaglia legale per l’affidamento che si è conclusa quando la madre ha scoperto che questo non le avrebbe portato dei benefit economici. La donna si è allontanata dal figlio, ritenendolo la causa della sua infelicità, ed il padre si è fatto carico della sua educazione, ma a causa della sua dipendenza non era in grado di fornirgli un modello di vita adeguato: “Non sapeva come si faceva il papà”, spiega Thomas che poi aggiunge “e per lui mostrarmi il bene che mi voleva significava farmi passare i week-end tra discoteche e strip-club. Per me era normale vedere donne che si spogliavano e persone che si picchiavano”.

I problemi dell’infanzia sono diventati dei macigni durante l’adolescenza, facendo maturare nell’intimo del ragazzo un senso di frustrazione e solitudine difficile da colmare. A farlo soffrire era soprattutto il rifiuto da parte della madre: “Era una ferita enorme. Mia mamma non mi voleva, e non ne capivo il motivo. Si inventava ogni scusa per non vedermi. All’inizio non capivo, ero troppo piccolo, ma crescendo iniziai ad avere odio verso i miei genitori e verso me stesso. Non riuscivo a socializzare con nessuno. Mia madre diceva che era colpa mia, se lei era drogata. Era colpa mia, perché ero nato. Adesso l’ho perdonata e le voglio bene, ma in quegli anni ho sofferto molto”.

La rabbia lo ha portato ad affrontare una battaglia contro Dio che riteneva responsabile per quella vita: “Continuavo a urlare contro il cielo: ‘Non credo che tu esista, ma spero che tu ci sia, così il giorno in cui ti vedrò potrò sputarti in faccia per tutto quello che sto passando’!”, racconta Thomas, che poi spiega di aver cominciato ad ubriacarsi e drogarsi per colmare il vuoto interiore che lo lacerava da dentro. Questa decisione lo ha portato ad avvicinarsi alla madre, con la quale condivideva le dosi e la dipendenza da eroina, ma lo ha allontanato dal padre, il quale si arrabbiò con lui dopo aver scoperto la sua dipendenza in seguito ad un overdose che lo ha quasi ucciso.

Incapace di comprendere l’amore del padre, Thomas se n’è andato di casa per continuare a drogarsi e sostenere la sua lotta contro Dio: “Ero devastato e arrabbiatissimo. Soprattutto con Dio. Mi recavo a messa per bestemmiare, perché volevo attirare la Sua attenzione, in qualche modo. E in quel momento Lui mi ascoltò. O meglio, io lo ascoltai, perché lui non ha mai smesso di parlare al mio cuore”. Il ragazzo spiega che proprio in quel periodo in cui desiderava avvicinarsi al satanismo, Dio ascolto le sue urla di dolore e gli fece incontrare una ragazza che provò a fargli vedere l’immensità dell’amore del Signore. In un primo momento non volle dare peso a quell’incontro e se ne scappò in Spagna prima ed in Sud America poi, luogo in cui ha toccato il fondo: pur di avere una dose era disposto a vendere il suo corpo.

Aveva toccato il fondo, prostituirsi pur di drogarsi era l’ultimo stadio: in quel periodo pensava sempre più spesso alle parole di quella ragazza e si decise a tornare in Italia: “Mi guardavo allo specchio e mi faceva schifo quello che vedevo. Non ero solo un tossico, vendevo addirittura il mio corpo. Tornai in Italia, e lì incontrai un gruppo di missionari che, attraverso musica e danza, parlava ai giovani della vera Speranza. Tra di loro conobbi Rebeca, una ragazza dolcissima attraverso di cui Dio parlava al mio cuore. Decisi di cambiare verso alla mia vita. Andai in una comunità di recupero, e quando uscii totalmente dalla droga andai in Brasile per una scuola missionaria e poi in Cile in missione. E quando tornai io e Rebeca ci sposammo. Abbiamo anche avuto una figlia insieme, Melody Alicia”.

Luca Scapatello