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La storia di “Mele”, il Charlie Guard italiano

La decisione della Corte Europea dei Diritti Umani di permettere all’ospedale di staccare la spina a Charlie Guard ha sancito la definitiva sconfitta della vita in favore della falsa compassione. A dirlo è Chiara una donna italiana il cui figlio “Mele” è affetto dalla stessa malattia di Charlie, ma che, nonostante le difficoltà e la certezza di una morte prematura, è arrivato fino a nove anni. Chiara si è persino espressa pubblicamente in favore dei due coniugi Guard in un appello rilasciato a ‘La Nazione’ in cui dice: “Charlie dev’essere mandato a casa a vivere e non a morire”.

In un intervista concessa all’associazione pro-life, Chiara, donna residente a Lucca e madre di tre figli, ci spiega che sin da quando aveva 3 mesi il suo figlio più piccolo ha palesato delle crisi epilettiche importanti. Gli accertamenti fatti hanno portato alla diagnosi di una malattia rara e letale: deplezione da DNA mitocondriale, la stessa di Charlie Guard. Per questa malattia non esiste una cura e l’esito è sicuramente infausto, ciò nonostante i due genitori hanno deciso di lottare per rendere la vita del figlio la migliore possibile.

Sarà un caso fortuito ma l’amore riversato da queste due persone al figlio è stato ripagato da nove anni ricchi di soddisfazione (i medici avevano detto loro che sarebbe morto entro un paio d’anni). A differenza di Charlie, infatti, Mele riesce a respirare da solo, anche se la malattia lo ha privato di quasi tutte le funzioni motorie (il bambino si muove con difficoltà, non riesce a mangiare se non attraverso una cannula e non è in grado di parlare).

La malattia non ha impedito a Mele di sviluppare un talento artistico non indifferente. Chiara racconta che il figlio dipinge quadri da quando ha 3 anni: “Ha iniziato a dipingere sin da piccolissimo. Per farlo utilizza le mani chiuse, le braccia e talvolta anche tutto il corpo, il risultato è incredibile. I quadri di Mele sono bellissimi e non solo per me che sono sua madre, ma anche per molti critici d’arte”.

Insomma la storia di questo bambino dimostra come la vita abbia sempre senso, anche in condizioni avverse. La famiglia di Mele non avrebbe mai goduto della presenza di questo piccolo prodigio e la loro vita sarebbe stata immensamente meno ricca se in Italia fosse legale l’eutanasia ed avessero deciso di porre fine alla sua vita per “Compassione”. Per questo a fine intervista Chiara lancia un appello chiedendo che in Italia non venga mai approvata una simile legge d’altronde, aggiunge: “Il caso Charlie Guard ci ha dimostrato che se volessimo lottare per la vita di un figlio malato, l’Europa non ci difenderebbe”.

Luca Scapatello

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Luca Scapatello

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