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La Settimana Santa di Francesco nel segno della misericordia

Giorni unici per densità di appuntamenti e intensità spirituale. È ciò che alla vigilia della Pasqua i cristiani vivono nel momento in cui l’anno liturgico li invita a immergersi nella Settimana Santa e in particolare nel Triduo pasquale. Un periodo, questo, segnato dalla riflessione del Papa sul Giubileo della Misericordia, che Francesco aprirà con la Messa in Coena Domini il pomeriggio del Giovedì Santo in San Pietro. Gli eventi dei prossimi giorni in questo servizio di Alessandro De Carolis:

Misericordia. L’anima e la carne del prossimo Triduo pasquale saranno strettamente orientate da questo valore sul quale Papa Francesco ha voluto incardinare la Chiesa universale per un intero anno. Già la Domenica delle Palme ha mostrato l’impronta giubilare impressa dal Papa anche alla Settimana Santa – la sua carrellata sui singoli supplizi della Passione sublimati dall’amore abissale di Cristo che tutto perdona e ricopre di misericordia anche nel momento in cui a essere abissale è il dolore.

“Ho bisogno di essere lavato dal Signore”
Del resto, ha detto Francesco, la Settimana Santa è il racconto di un Dio che per amore dell’uomo sceglie di annientarsi. E il momento culmine in cui la spogliazione di Gesù sembra sovrapporsi e fondersi quasi con quella del suo Vicario in terra è quando, il Giovedì Santo, Francesco – come ha preso a fare dall’inizio del Pontificato – si china a lavare E a baciare piedi dei socialmente scartati. Non si conosce ancora il luogo e l’ora in cui il Papa celebrerà la Messa in Coena Domini del 24 marzo, ma pensando al Giubileo non può non tornare alla memoria l’umiltà delle sue parole dello scorso anno ai detenuti di Rebibbia, poco prima di inginocchiarsi davanti a loro:

“Ma anche io ho bisogno di essere lavato dal Signore e per questo pregate durante questa Messa perché il Signore lavi anche le mie sporcizie, perché io diventi più schiavo di voi, più schiavo nel servizio della gente, come è stato Gesù”.

Contemplare le ultime ore
Una schiavitù che per “l’indifferenza” delle autorità – come ha affermato ieri Francesco – diventa crudele spettacolo sul Golgota. Ciò la Chiesa mediterà lungo le ore del Venerdì Santo, con il Papa in Basilica vaticana alle 17 per celebrazione della Passione del Signore, rivissuta qualche ora dopo, alle 21.15, nella notte della Via Crucis al Colosseo. E un’altra notte, quella del Sabato Santo, “Madre di tutte le Veglie”, anticiperà con i riti di benedizione dell’acqua e del fuoco la vita nuova della Risurrezione, con Francesco a presiedere la celebrazione in San Pietro dalle 20.30. Infine, domenica 27 marzo, Pasqua di Risurrezione, la Messa del giorno in Piazza San Pietro fissata per le 10 sarà suggellata come sempre a mezzogiorno dalla benedizione Urbi et orbi di Papa Francesco, impartita dalla loggia centrale della Basilica Vaticana.

La risposta non banale
L’inizio della Settimana Santa è dunque la porta d’ingresso di un mistero che, tra il Cenacolo e il sepolcro, chiede alla fede di essere fuoco e non acqua stagnante. “Prendiamo sul serio il nostro essere cristiani, e impegniamoci a vivere da credenti”, scrive oggi Francesco in un tweet. Il perché lo spiegava l’anno scorso durante la Veglia:

“Entrare nel mistero significa andare oltre le proprie comode sicurezze, oltre la pigrizia e l’indifferenza che ci frenano, e mettersi alla ricerca della verità, della bellezza e dell’amore, cercare un senso non scontato, una risposta non banale alle domande che mettono in crisi la nostra fede, la nostra fedeltà e la nostra ragione”.

fonte:radiovaticana

Emanuele

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