La Passione di Cristo vista da Veronica Giuliani: il significato e la ricostruzione

 

Con l’arrivo della Pasqua è utile soffermarsi a riflettere sulla passione di Cristo e sul suo sacrificio. Per fare ciò è sicuramente utile prendere conoscenza con la dottrina di Veronica Giuliani, la Santa pensava in primo luogo che causa della sofferenza maggiore di Cristo non è stato tanto il tradimento dei Giudei che non lo avevano riconosciuto come il Messia, quanto il successivo tradimento dei Cristiani, i quali pur riconoscendolo come loro Dio in terra tenderanno dopo la sua morte o a rinnegarlo o ad offenderlo con i peccati.

In tutta l’opera di Santa Veronica Giuliani, nonostante questa consapevolezza sia ben presente, non si fa tanto leva sulla sofferenza di nostro signore quanto sul suo grande amore: è la sofferenza stessa di Cristo che, secondo il pensiero della Santa, si configura nel più grande atto d’amore da lui concessoci: “Non vi è mezzo più efficace che il patire per fare perfetta un’anima… e santificare le anime. Se Dio ci prova nel dolore, (malattie, incomprensioni, calunnie) è segno che Egli non solo desidera spronarci verso le più alte vette di santità, ma che ci ama immensamente conformandoci all’Immagine del Figlio Suo”

Insomma secondo Santa Veronica Giuliani, la sofferenza è uno strumento attraverso il quale ci possiamo avvicinare in vita all’espiazione compiuta da nostro signore, per tanto ci avvicina maggiormente a Dio. L’analisi di veronichiana si basa sull’osservazione degli ultimi momenti di vita di Cristo. Innanzi tutto bisogna capire che la Giudea all’epoca era un protettorato di Roma, ma non era annessa all’impero, ciò comportava che i regnanti avessero piena autorità e che la società era strutturata secondo le tradizioni giudaiche con la sola differenza che ha sentenziare le condanne a morte era il prefetto romano su consiglio del Sinedrio così composto: Sommi Sacerdoti ed ex Sommi Sacerdoti, Seniori o Anziani (ricchi laici molto influenti) scriba o dotti della legge.

Le motivazioni che hanno condotto le alte figure della società giudaica a condannare Gesù sono molteplici e si configurano tutte in un tentativo di sovversione dell’ideologia dominante. Gesù infatti si schierò contro i Sacerdoti e i dotti accusandoli di superbia e corruzione e accusandoli di cecità nei confronti della vera dottrina. Inoltre sciolse l’antica alleanza (del quale si definiva la soluzione) per istituirne un’altra e diede risalto agli ultimi.

Quando giunse il giorno del giudizio, il Signore si prostrò ai piedi dei suoi apostoli e li amò sino infondo donando loro un segno di sottomissione (la lavanda ai piedi), poi si rattristò per la perdita di Giuda e lo strinse al suo petto, così ricorda il momento Veronica Giuliani:”Il Maestro con tanto amore se lo strinse al suo petto, con tal carità fece ciò per ammollirgli il cuore; ma, in quell’atto, il perfido Giuda si stabilì a fargli il tradimento. E ciò fu un dolore sì grande al cuore di Gesù, che si spezzava di pena; non solo per questo tradimento del suo discepolo, ma per tutti quelli che gli dovevano fare tutte le altre creature”.

Dopo aver confessato agli altri il tradimento di Giuda, senza dire il suo nome: “In verità vi dico, uno di voi mi tradirà”, lo fece capire con un gesto simbolico, poi si allontanò dalla tavola imbandita per riflettere e pregare il padre all’orto del Getsemani. Ancora sconvolto per il dolore che gli aveva dato il tradimento, venne in parte consolato dal padre che gli fece vedere quali patimenti avrebbero sofferto i suoi eletti: “In quel punto fu al Suo cuore un dolore sì grande, vedendo la perfida ostinazione di tutti gli ostinati e quando poco conto avrebbero fatto del suo preziosissimo sangue. Questo fu il dolore principale che Egli patì nel Suo interno”. Allora “l’Eterno Suo Padre Gli fece vedere e sentire in quel punto tutti i patimenti che avevano da patire i suoi Eletti, le anime Sue più care, cioé quelle che si sarebbero approfittate del Suo Sangue e di tutti i patimenti. Egli sentì tanto le pene che questi dovevano patire, che in quel punto”, “cadendo con la faccia a terra, entrò in agonia tale che sudò sangue”.

Ripresosi dalla sofferenza cominciò un orazione e proprio mentre parlava Giuda gli diede un bacio, segnale per le guardie che era lui il ricercato: “Quando… (Gesù) ricevette il bacio del tradimento, fu all’Umanità SS. una pena così grande! Non solo per vederSi tradire ora da un Suo discepolo, ma in quel punto, in quell’atto ricevette i tradimenti, senza numero, avuti da anime più beneficate”. Le guardie si avvicinarono e li accerchiarono, gli apostoli chiesero a Gesù se dovessero difendere la sua vita con la spada ma questo gli disse: “Lasciate, basta così! E toccandogli l’orecchio, lo guarì! Poi disse a coloro che eran venuti contro, sommi sacerdoti, capi delle guardie del tempio e anziani: “Siete usciti con spade e bastoni come contro un brigante? Ogni giorno ero con voi nel tempio e non avete steso le mani contro di me; ma questa é la vostra ora, è l’impero delle tenebre”.

In seguito alla cattura ci fu la prigionia, i farisei condussero Gesù davanti a Ponzio Pilato che chiese il motivo della richiesta di esecuzione, questi risposero che egli si definiva re dei giudei che offendeva la tradizione ebraica ma Ponzio Pilato non riteneva questo un motivo sufficiente,così dopo ave saputo che proveniva dalla Galilea lo consegnò ad Erode, questo avrebbe voluto vedere qualche miracolo, ma Gesù negò lui il piacere di essere strumentalizzato, così questo dopo averlo schernito per ciò che affermava di essere lo riconsegnò a Pilato.

Pilato riunì il consiglio, non vedeva motivo di uccidere quell’uomo e lo giudicò innocente, la folla si rivoltò e lui per placarla ordinò una flagellazione. I colpi di frusta furono superiori al normale (non dovevano superare i 40) poi posta sul capo una corona di spine cercò in tutti i modi di liberarlo. Ma questi lo accusarono di alto tradimento all’imperatore, così si decise a lasciarlo nelle loro mani e che facessero ciò che volevano.

Postagli la croce in spalla cominciò la via Crucis, con una folla urlante che lo picchiava ed insultava in quel momento, scrive Santa Veronica Giuliani: “Quando portò la croce Gesù sentiva il dolore… non solo nella spalla, ma in tutta la vita… nel capo, per la puntura delle spine; nei bracci, per le legature delle corde; nella schiena, per le percosse e gli urtoni che gli davano; nella faccia, per i pugni e guanciate che riceveva; nella bocca, per gli sputi”, “polvere”, “e sporcizie che vi mettevano; nelle gambe e nei piedi, per i calci e bastonate che gli davano”.

Il resto è ciò che si narra da millenni, la crocifissione con chiodi alle mani e ai piedi, il colpo di lancia nel costato ed infine la morte in agonia. Ripercorrere liturgicamente questi attimi di grande sofferenza ci avvicina al Figlio di Dio e ci porta sulla retta via con spirito rinnovato, permettendoci di vivere la resurrezione con il cuore colmo di gioia e riconoscenza per colui che per amore si è sacrificato per noi.