In poche righe, racchiude ogni parola che vorremmo ci dicessero le persone care, che abbiamo perso, qualora potessimo risentire la loro voce, solo per qualche istante.
Quanto è difficile essere sereni o sorridere, se il ricordo ci stringe il cuore e il respiro si blocca in gola, per nascondere un pianto che sgorgherebbe spontaneo, come un fiume in piena.
Noi, però, sappiamo che la morte non è la fine, anzi, è una nuova vita, in cui “gli altri” ci hanno preceduto.
L’esistenza eterna in cui crediamo, per amor di Dio, è una certezza, una promessa fatta a tutti noi dal Creatore, che ci riunirà, un giorno, nel suo abbraccio infinito e nella gioia perenne.
“La morte non è niente. Sono solamente passato dall’altra parte: è come fossi nascosto nella stanza accanto. Io sono sempre io e tu sei sempre tu.
Quello che eravamo prima l’uno per l’altro lo siamo ancora. Chiamami con il nome che mi hai sempre dato, che ti è familiare; parlami nello stesso modo affettuoso che hai sempre usato. Non cambiare tono di voce, non assumere un’aria solenne o triste. Continua a ridere di quello che ci faceva ridere, di quelle piccole cose che tanto ci piacevano quando eravamo insieme.
Prega, sorridi, pensami! Il mio nome sia sempre la parola familiare di prima: pronuncialo senza la minima traccia d’ombra o di tristezza. La nostra vita conserva tutto il significato che ha sempre avuto: è la stessa di prima, c’è una continuità che non si spezza.
Rassicurati, va tutto bene. Ritroverai il mio cuore, ne ritroverai la tenerezza purificata.
Asciuga le tue lacrime e non piangere, se mi ami: il tuo sorriso è la mia pace”.
Antonella Sanicanti
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