La morte di Fabrizia porta la firma dell’Islam, eccome

 

Qualche giorno fa si sono tenuti i funerali in onore di Fabrizia Di Loreto, l’unica vittima italiana della strage di Berlino. Impossibile non conoscere i fatti che hanno portato alla morte della giovane italiana: un autista di camion, Anis Amri, affiliato al sedicente stato islamico, ha investito decine di persone nel mercatino di natale della capitale tedesca solo per generare terrore.

 

L’attacco terroristico potrà anche non essere stato organizzato dall’Isis, ma l’ispirazione per un simile gesto deriva direttamente da quelli che in questi anni portano la loro firma. Eppure, durante il funerale di Fabrizia nel suo paese natale (Sulmona) nessuno osa parlare di islamismo ne di matrice islamica, bensì di terrorismo, fatalità e disoccupazione.

 

Particolare effetto fanno le parole di  Angelo Spina, Vescovo di Sulmona, che nel suo elogio funebre parla di disoccupazione, ovvero della molla che ha spinto Fabrizia ad abbandonare la terra che tanto amava, senza le difficoltà lavorative, spiega, lei non si sarebbe trovata a Berlino ed oggi non si piangerebbe la sua morte. Anche il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, evita il riferimento alla fonte dell’atto terroristico pur definendolo tale: “Una nostra giovane connazionale rimane, all’estero, vittima della insensata ed esecrabile violenza del terrorismo”, a questo fa eco il Presidente della Regione Abruzzo, Luciano D’Alfonso: “Una terribile e insopportabile vicenda di sangue”.

 

Tutti sono quindi d’accordo che si sia trattata di una tragedia, che il terrorista ha, senza una valida motivazione, tolto la vita a delle persone innocenti, ma nessuno da risonanza all’origine di questa folle vicenda: l’odio di matrice Islamica!