La fede di Myriam una grande testimonianza di amore e di perdono quanto ci deve far riflettere
Dio ci ama e non permetterà che l’Is ci uccida. Dio li perdonerà», dice. La speranza è da riporre certo più in Dio che negli uomini perché da agosto, quando i guerriglieri vestiti di nero sono arrivati alle porte delle loro case a Mosul, la loro vita è un inferno. Forse a una bambina i particolari più atroci, le immagini di decapitazioni, come i racconti più drammatici dei parenti possono essere stati nascosti ma quelle parole di perdono, pronunciate davanti ai microfoni dell’emittente cristiana di lingua araba SAT-7, oltre che sorprendenti sono preziose.
Circa 10mila i cristiani fuggiti da Mosul, oltre 100mila quelli scappati con un vero esodo forzato ad agosto dai vicini villaggi di Qaraqosh, Bartalla e Kharamles. In tutto un milione i profughi che hanno raggiunto il Kurdistan iracheno. Molti a Erbil si sono rifugiati in un centro commerciale in costruzione di Ankawa: freddo e disagio di ogni tipo tutto attorno. I bambini, intervistati, ricordano la loro vita di prima: «Avevamo una casa e tante cose da fare. Ora non è più così, ma per fortuna Dio ci assiste», dice Myriam, originaria di Qaraqosh.
Flourine, un’altra bambina cristiana rifugiata a Erbil, racconta che le manca soprattutto «la scuola e andare in chiesa», ma è anche convinta che «Gesù è sempre con noi nei nostri cuori e non ci abbandona». Ma Myriam riesce a guardare al futuro senza paura: «Dio ci ama e non permetterà all’Is di ucciderci», aggiunge la piccola che vuole «chiedere a Dio di perdonare» i jihadisti di Abu Bakr al-Baghdadi. Nella memoria, ascoltando, riaffiora un passo del Vangelo: «Beati voi quando vi perseguiteranno per causa mia».
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