La donna che vedeva gli Angeli.Natuzza Evolo e i suoi doni Mistici.

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E’ morta il l° novembre nella casa anziani della Fondazione Cuore Immacolato di Maria, all’età di 85 anni per un blocco renale e dopo una lunga malattia, la famosissima mistica veggente Natuzza Evolo, calabrese di Paravati la frazione del piccolo paese in provincia di Vibo Valentia, Mileto.

Natuzza Evolo era molto nota per la sua capacità di parlare con gli Angeli, con i Santi e con i morti in generale sin dall’infanzia (a partire dal 15 agosto 1938 la vergine apparve a Natuzza Evolo); per la Quaresima per esempio aveva le stigmate e le si arrossavano le sue mani (il sangue sgorgato genera sovente delle “emografie”, raffigurando immagini sacre) rivivendo sul suo corpo la Passione di Cristo in croce.

Fin dall’età di 10 anni, Natuzza incominciò ad avere delle piccole lesioni dolorose, piccoli fori nei polsi e ai piedi che apparivano spontaneamente senza una causa naturale. La bambina tenne per sé il segreto, solo il nonno ne fu partecipe medicandole le ferite. Con il trascorrere degli anni, le lesioni divennero più estese e più profonde, interessando anche la zona al di sotto della mammella sinistra e la spalla destra, ovvero tutti i punti dove la tradizio­ne colloca le piaghe di nostro Signore Gesù Cristo. Per decine di anni ha ricevuto presso la sua abitazio­ne migliaia di persone provenienti da tutto il mondo per incontrarla, principalmente nella speranza di avere notizie dall’aldilà dai propri defunti o indica­zioni sulle proprie malattie e in tantissimi hanno testimoniato di aver ricevuto grazie e benefici dopo la visita.

Natuzza Evolo operava guarigioni, parlava lingue straniere pur non avendole studiate attraverso un angelo che gliene dava la facoltà quando era neces­sario (se da lei si presenta un inglese e questo parla­va nella sua lingua, lei diceva che era l’angelo a tra­durre per lei, e comunque sia, angelo o no, lei riu­sciva a capire e a farsi capire).

A partire dal 15 agosto 1938 la Vergine apparve a Natuzza Evolo (1924), sposata con un falegname e madre di tre figli. La veggente era una persona umile e semplice; analfabeta, ma dotata di particolari cari­smi, con una intensa vita spirituale e con elevate doti mistiche vissute in povertà.

Ricevuto il dono delle stimmate ed ogni anno rivive­va sul suo corpo la Passione di Cristo in croce; suda­va sangue, che formava sulle garze o sulla bianche­ria delle scritte in varie lingue. Aveva il dono della bilocazione, che non avveniva mai di sua spontanea volontà: “Mi si presentano dei defunti o degli angeli e mi accompagnano nei luoghi dove è necessaria la mia presenza”.

Natuzza non ha mai acconsentito a collaborare ad indagini parapsicologiche, ella considera infatti quello che le appartiene come doni mistici da custo­dire nell’umiltà. Una volta, un padre Gesuita volle conoscere Natuzza e si recò da lei in incognito indossando degli abiti civili. Parlò di varie cose e poi le disse che stava per sposarsi e che voleva un suo consiglio sulle nozze imminenti. Natuzza si alzò in piedi ed inchinandosi gli baciò la mano. Il gesuita stupito per quel gesto, chiese spiegazioni e Natuzza gli rispose: “Voi siete un sacerdote!” l’altro replicò cercando di mantenere l’anonimato, ma lei aggiun­se: “Vi ripeto siete un sacerdote, un sacerdote di Cristo, lo so perché quando siete entrato ho visto che l’angelo vi stava accanto sulla destra. Mentre a tutti gli altri, i laici, l’Angelo è a sinistra”.

Oltre la Madonna, aveva visioni di Gesù, dell’angelo custode, di santi e di vari defunti, con i quali pote­va dialogare. All’età di 10 anni le apparve san Francesco da Paola.

Quello di Natuzza è un messaggio di religiosità popolare; è la logica del Signore che parla ai poveri. Oltre Gesù, anche la Madonna ha dato a Natuzza molti messaggi. Quarantacinque anni fa le ha chie­sto di costruirle una chiesa. Il 2 luglio 1968 le disse: “Prega per tutti, consola tutti perché i miei figli sono sull’orlo del precipizio, perché non ascoltano il mio invito di Madre, e l’eterno Padre vuol fare giustizia”. Il 17 aprile 1981 le spiega: “Se non fosse per voi anime vittime e per i bambini innocenti, Gesù avreb­be scatenato la sua ira”; e ancora il 15 agosto 1968: “Una giornata della tua sofferenza può salvare mille anime!”.

Mentre il 1° aprile 1982 le annunciò che “Gesù è tri­ste, tutto l’intero mondo rinnova la sua crocifissione; gli uomini pensano solo a tutto ciò che è terreno, tra­scurando le cose spirituali e quindi l’anima. Non si rendono conto che la vita terrena è breve; possono guadagnare tutto l’intero mondo, ma se non sono con Gesù perdono la loro anima. Pensate finché siete in tempo, perché Gesù è buono e misericordio­so, però dice: “Non abusate della mia misericordia”. Il 13 marzo 1984 le annuncia: “Io sono l’Immaco­lata Concezione, figlia mia. Lo so che stai soffren­do… il Signore ti ha affidato un compito doloroso e difficile, ma non ti scoraggiare, c’è Lui che ti proteg­ge e ti aiuta… Con la tua sofferenza salvi tante anime”.

Nonostante la sua missione a favore della gente, “con l’aiuto del Signore” ha trovato il tempo di dedi­carsi anche alla famiglia, educando i cinque figli e servendo il marito.

Per tanti anni si è alzata di buon mattino per accudire ai lavori domestici ed è andata tardi a letto, affinché di giorno – senza pretendere mai nulla da alcuno – la sua porta rimanesse aperta a chi aveva perduto ogni speranza. Dalla sua esperienza mistica sono nati numerosi cenacoli di preghiera che hanno dato impulso al rinnovamento religioso nella sua terra e anche più lontano varcando i confini regionali.

Il Vescovo di Mileto-Nicotera-Tropea, mons. Luigi Renzo ai funerali ha detto: “Per noi lei è già santa perché adesso è in paradiso”. Ai funerali di Natuzza hanno partecipato circa 30.000 persone provenienti da tutta Italia e anche dall’estero sotto la pioggia per unirsi al funerale di Natuzza Evolo, considerata una mistica dei tempi moderni, fondatrice dei Cenacoli di preghiera. Quarantatrè anni dopo, il 13 maggio 1987, l’allora Vescovo di Mileto, monsignor Domenico Tarcisio Cortese, diede l’assenso alla nascita di un’associazione, poi divenuta fondazione, che portava quel nome ed era finalizzata tra l’altro alla realizzazione dell’opera “Cuore immacolato di Maria rifugio delle anime”.

Proprio davanti al cantiere di questa struttura, a Paravati, piccola frazione di Mileto, è stato allestito l’altare sul quale si è celebrata la liturgia funebre per Natuzza. All’annuncio, nel giorno dei Santi, le cam­pane del suo paese hanno suonato a festa. “Mi chie­dono cosa pensi la Chiesa di Mamma Natuzza – ha riconosciuto monsignor Renzo -, e la risposta è nella partecipazione a questa cerimonia di tanti confratel­li Vescovi”. Accanto al presule, sull’altare, c’erano cinque Vescovi, i pastori delle tre Diocesi di Locri-­Gerace, Catanzaro-Squillace e Lamezia e due eme­riti. Li circondavano più di cento sacerdoti.

“Sono fenomeni di grande suggestione e se voglia­mo di sensazionalismo, ma restano sempre margina­li – ha affermato il Vescovo -. Natuzza non è grande per questi fenomeni, anche se appariscenti. Natuzza è grande per la sua fede, per il suo amore, per il suo ‘sì’ totale dato a Gesù sofferente”.

Monsignor Renzo ha rivelato nell’omelia che “Natuzza, donna debole nella salute, ma forte nella fede, ha mostrato il suo coraggio, la sua grandezza d’animo, soprattutto al momento della morte. E’ in quel momento che ha testimoniato a me e agli altri vicini al suo letto di agonia quale fosse la sua tempra spirituale e come la sua fede e il suo amore a Dio fossero tutto per lei”.

Il Vescovo ha ricordato di averla vista poche ore prima della morte e di averle chiesto: “Natuzza, volete baciare il Crocifisso?”. “Come se si fosse sve­gliata da un torpore di sofferenza, ha aperto gli occhi, ha fatto cenno di sì e porgendo e avvicinando le labbra ha baciato il Crocifisso. In quello stato di dolore e sofferenza ha dimenticato se stessa e ha baciato il Crocifisso riprodotto sulla mia Croce pet­torale”.