La Crisi della Chiesa dei nostri giorni, Diagnosi e Riflessioni

La Crisi della Chiesa dei nostri giorni, Diagnosi e Riflessioni
Che i mass media soffino sul fuoco, anzi versino benzina su ogni minima scintilla che tenda ad infangare la Chiesa cattolica, è ormai cosa così nota e risaputa da essere perfino ammessa candidamente da alcuni.

Il pregiudizio anticristiano e anticattolico sarebbe “l’ultimo pregiudizio accettabile” (Philip Jenkins) da parte della “prima generazione incredula” (Armando Matteo), tanto per riprendere i titoli di due opere recenti e piene di significato.

D’altra parte sarebbe una vana e sterile apologetica quella di chi volesse negare o anche solo rimpicciolire la vertiginosa decadenza del clero cattolico, maturatasi come un vortice durante i lunghi decenni dell’ultimo mezzo secolo di storia.

Tra gli osservatori e gli specialisti c’è chi chiama in causa il Concilio Vaticano II, chi il ‘buonismo’ di papa Giovanni, chi l’esplosione della pornografia e dell’omosessualità come nuovi fenomeni di massa, chi invece punta il dito contro la carenza di disciplina nella Chiesa e nella stessa società civile. E sicuramente, un’analisi non manichea della situazione attuale, deve tener conto di tutte queste spiegazioni possibili, e di altre ancore.

Una cosa è certa: l’immagine del sacerdote, di campagna o di città, che cerca di seguire meglio degli altri cristiani l’ideale del Vangelo, fatto di sacrificio, di distacco dalle cose materiali e mondane, di ascesi e preghiera – tutti elementi visibili in figure notissime come padre Pio o don Bosco – sembra come evaporata. O almeno quell’immagine è venuta meno nelle nuove generazioni di credenti (e non credenti) d’Occidente.

Un numero certo minoritario ma comunque piuttosto cospicuo di membri del sacerdozio cattolico ha fallito, ha tradito le promesse fatte il giorno dell’ordinazione, dando così un enorme scandalo, in primis proprio ai fedeli più devoti e praticanti.

Lo storico cattolico Yves Chiron, intellettuale e giornalista di lungo corso, nell’ultimo numero del mensile Aletheia (ovvero la verità) ha individuato sinteticamente alcune cause dello sfacelo attuale, fornendo elementi utili alla comprensione del problema. Ed alla sua, almeno parziale, soluzione.

Crisi Chiesa riflessioni

Chiron ricorda che Benedetto XVI già nel 2005, nella tradizionale Via Crucis al Colosseo, denunciava con un certo pathos le “sporcizie nella Chiesa” e anzitutto proprio all’interno del sacerdozio cattolico. E questo anche in riferimento alla scoperta della doppia vita di padre Marcial Maciel, il fondatore dei Legionari di Cristo che fu sia un ottimo formatore di giovani sacerdoti che un pessimo pastore, pieno di scandali e intrallazzi.

Lo storico francese individua tre elementi di fondo che spiegano (almeno in parte) la gravità della situazione presente: l’influenza del “sessantismo”, la crisi della teologia morale e l’assenza delle sanzioni canoniche e civili.

Il sessantismo sarebbe la “corrente culturale che ha dominato le società europee negli anni 60 e 70” del secolo scorso. Anni tutti a base di trasgressione, vita spericolata, mode a dir poco scollacciate e assenza di freni, dovuti anche al trend economico positivo di molti paesi europei. L’assenza di colpevolezza e di colpevolizzazione secondo Chiron è stata deleteria, e ha finito nei casi più estremi per lambire il “vietato vietare” dei sessantottini laici. Quando nel 2002 il cardinal Marc Ouellet, arcivescovo di Québec, reinstallò un confessionale nella cattedrale fu criticato dai fedeli i quali da anni e anni avevano perso l’abitudine alla confessione individuale, né vedevano più confessionali nelle loro parrocchie sotto casa.

Sulla decadenza della teologia morale negli anni successivi al Vaticano II (1962-1965) tutti sono più o meno d’accordo. In nome del rifiuto dell’autoritarismo precedente, ne derivò, al dire di Paolo VI, “una morale folle, folle d’ottimismo, poiché tende a rendere lecito tutto ciò che piace o che sembra utile”. Benedetto XVI in un libro del 2010 scrisse che si pretese, “perfino nella teologia morale cattolica, che nulla fosse male in sé. Che il male fosse relativo”. Quindi per un freudiano, convinto che i bambini fin dalla più tenera età provano del piacere sessuale, sarebbe naturale e forse benefico iniziarli fin da subito a queste sensazioni. E la psicanalisi di Freud, malvista sotto Pio XII, si diffuse enormemente proprio negli anni ’60 e ’70, nei seminari e nelle facoltà di teologia. Per non parlare del malinteso ecumenismo che ha fatto dei danni abnormi anche a livello morale, come dimostra con piglio scientifico l’ultimo saggio di Roberto Rossi (cf. Gli equivoci del dialogo interreligioso, Leonardo da Vinci, 2018). In pratica visto che le altre chiese cristiane vengono considerate sorelle e compagne di strada, e molte di esse hanno una morale minimalista – divorzio, eutanasia ed aborto sono ammessi da quasi tutte le denominazioni riformate – ecco che si crede di fare un dialogo fruttuoso, uniformandosi agli standard ipo-evangelici di dette comunità…

Infine l’assenza di sanzioni civili e canoniche ha certamente giocato un ruolo negativo e deleterio. Senza punizione sociale non c’è redenzione della colpa né la pena serve più a indicare la via del bene, ridotta nell’ottica del perdonismo, a sterile e forse sadica repressione.

Le autorità ecclesiastiche, più o meno fino a papa Ratzinger, si sono limitate a rimuovere il sacerdote colto con le mani nel sacco e a evitare pubblicità ai casi pietosi. Rimuovere il colpevole per evitare scandalo ha un senso se la colpa viene anche duramente punita, altrimenti diventa un diversivo e un alibi. Ma così è stato per tanti, troppi anni.

I teologi progressisti che oggi scomunicano i prelati indegni, come il cardinal McCarrick forse non si avvedono della contraddizione in cui cadono. Dopo decenni di buonismo e perdonismo assoluto, nessuno anche nella Chiesa aveva più voglia di sanzionare alcunché e la richiesta di sanzioni (la scomunica, la riduzione allo stato laico, la sospensione a divinis) era vista come appannaggio di una chiesa giuridica e senza misericordia…

Il male infetto di questi decenni ci insegni che ogni società umana è a rischio implosione, e senza polizia, controlli e codici penali il mondo non diventa il paradiso idilliaco sognato da pacifisti e romantici inguaribili. Ma una sorta di inferno o di Bronx a cielo aperto.

Antonio Fiori