La Chiesa sostiene Papua: 61 i morti a causa della malnutrizione nel 2018

La Chiesa sostiene Papua: 61 i morti a causa della malnutrizione nel 2018. La diocesi di Agats (Indonesia) sta cercando di prestare soccorso alla popolazione di Papua, isoletta sperduta e non collegata con le altre in cui di recente è scoppiata un’epidemia di malattie dovute alla malnutrizione. Secondo quanto riferito dal quotidiano ‘Kompas‘ sarebbero già oltre sessanta i morti dall’inizio dell’anno e circa 500 bambini sarebbero a rischio: “Almeno 61 persone sono morte e più di 500 bambini sono stati seriamente colpiti da malattie della pelle come la rosolia o il morbillo a causa della grave malnutrizione”.

Allo scopo di aiutare gli abitanti che soffrono, la diocesi di Agats ha creato due squadre interne che già da qualche giorno si stanno occupando di girare per i distretti e distribuire medicinali e beni di prima necessità. Il problema nel caso di Papua è la difficoltà di raggiungere il distretto: per arrivarci, infatti, c’è bisogno di prendere due aerei, uno di linea che si ferma all’aeroporto Timika di Moses Kilangin ed un ultra leggero che atterra a Papua per un totale di 5 ore di viaggio. La situazione non migliora scegliendo di raggiungere l’isola con un’imbarcazione, anche in questo caso s’impiegano circa 5 ore ed il viaggio è molto costoso e faticoso (senza contare il rischio che le imbarcazioni da fiume possono essere assaltate dai coccodrilli). Una volta giunti sull’isola, la situazione non migliora, le strade sono di terra morbida (che con l’acqua diventa fango) e le abitazioni dislocate su percorsi montuosi e difficili da raggiungere.

Proprio la condizione del terreno non permette alla popolazione di coltivare frutta e vegetali utili a combattere i morsi della fame e l’insorgenza delle malattie. Una situazione ben nota al governo dell’Indonesia a cui solo adesso, in piena emergenza, si sta provvedendo a porre rimedio. Pare infatti che siano state preparate delle squadre di paramedici militari che offriranno assistenza e cure alla popolazione e che, con l’aiuto di alcune associazioni umanitarie (tra cui quelle cristiane), si stiano inviando cibo e beni di prima necessità, ma questa è una soluzione temporanea che non risolverà i ben noti problemi del distretto.

Il sacerdote John Jonga, intervistato da ‘Reuters‘ sull’attuale crisi, ha puntato il dito contro una politica scellerata del governo centrale, sostenendo che la causa di queste malattie sia la decisione di sostituire il tubero con il riso come alimento base della popolazione e quella di inviare derrate di cibo ed aiuti umanitari di vario genere in Palestina ed in Myanmar, piuttosto che a Papua: “ Ci mancano strutture sanitarie. È per questo mi chiedo perché il presidente sia impegnato con il Myanmar e con la costruzione di un ospedale a Gaza, mentre a Papua abbiamo problemi con droghe e operatori sanitari”.    Luca Scapatello