La politica di papa Francesco sull’accoglienza dei migranti è considerata da molti vaticanisti come contrapposta a quella del suo predecessore il papa emerito Benedetto XVI. Questa contrapposizione netta, però, non è veritiera poiché anche Joseph Ratzinger ha sempre sottolineato l’offrire accoglienza sia uno dei valori principali della dottrina cattolica, sebbene sostenesse che il diritto fondamentale di ogni persona è quello di rimanere e vivere la propria esistenza all’interno della propria patria d’appartenenza.
Proprio il concetto di “diritto a vivere nella propria patria” è stato erroneamente considerato come un’opposizione al concetto di migrazione e di accoglienza, ma si tratta di un’interpretazione errata delle parole del pontefice che con la tutela di quel diritto intendeva sottolineare come sarebbe giusto che tutte le popolazioni avessero l’opportunità di vivere nel proprio paese natio in condizioni che non ne pregiudichino la dignità umana. Nel discorso tenuto durante la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato del 2013 ad esempio, papa Benedetto XVI affermava: “Nel vasto campo delle migrazioni la materna sollecitudine della Chiesa si esplica su varie direttrici. Da una parte quella che vede le migrazioni sotto il profilo dominante della povertà e della sofferenza, che non di rado produce drammi e tragedie. Qui si concretizzano interventi di soccorso per risolvere le numerose emergenze, con generosa dedizione di singoli e di gruppi, associazioni di volontariato e movimenti, organismi parrocchiali e diocesani in collaborazione con tutte le persone di buona volontà”.
Nella stessa occasione il papa sottolineava l’esigenza di non fare diventare l’intervento della chiesa un mero assistenzialismo, cosa che si verifica nel caso in cui i numeri dei migranti siano in esubero rispetto alle possibilità di accoglienza che ogni nazione può offrire: “La Chiesa e le varie realtà che ad essa si ispirano sono chiamate, nei confronti di migranti e rifugiati, ad evitare il rischio del mero assistenzialismo per favorire l’autentica integrazione, in una società dove tutti siano membri attivi e responsabili ciascuno del benessere dell’altro, generosi nell’assicurare apporti originali, con pieno diritto di cittadinanza e partecipazione ai medesimi diritti e doveri”. Frasi che ricordano molto da vicino quanto affermato quest’anno da Papa Francesco e che differiscono da queste solo nello stile comunicativo.
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