La bella testimonianza di Manuel: “Gesù dice che il mio cuore gli appartiene”

La bella testimonianza di Manuel: “Gesù dice che il mio cuore gli appartiene”
Manuel Foderà

Nel 2008 un giovane sacerdote palermitano ha chiesto ed ottenuto il permesso dall’Arcivescovo di poter prestare servizio nell’ospedale pediatrico, ‘L’ospedale dei bambini‘, di Palermo. Il sacerdote era sicuro che quell’esperienza sarebbe stata formativa, ma quando il piccolo Manuel gli ha detto le seguenti parole: “Gesù dice che il mio cuore gli appartiene”, manifestando una solida fede in Dio, è rimasto sorpreso.

L’incontro con Manuel ed il cammino del sacerdote per diventare un “Guerriero della luce”

L’incontro tra Manuel ed il sacerdote ha avuto nella vita di quest’ultimo un impatto devastante. Sin dal primo istante il parroco ha compreso che in quel bambino viveva una presenza sovrannaturale e questo lo ha condotto a seguire da vicino la sua storia: “Manuel invece, non appena si accorse che avevo il colletto ed ero un consacrato, si venne a presentare, mi chiese il nome e se ero sacerdote. Subito dopo aver scambiato con lui qualche nostra esperienza, mi chiese subito di voler fare la Comunione. Da quel momento in me è scattato un legame e un amore speciale per questo bambino di 7 anni, in cui ho sin da subito ho avvertito una presenza soprannaturale che abitava in lui”.

Entrato in confidenza con la madre del bambino, il sacerdote ha scoperto che questo soffriva di inquietudine ogni qual volta doveva andare a letto e così ha cominciato a benedirlo telefonicamente ogni sera. Un giorno il bambino ha chiesto al sacerdote di ricevere la confessione, lui era tentennante poiché era ancora giovane, ma alla fine accettò ed anche la confessione divenne un rituale quotidiano. Nel corso delle confessioni, il piccolo parlava del suo amico speciale Gesù e confessò al sacerdote che di notte Cristo era solito dirgli che il suo cuore gli apparteneva, dunque chiese al sacerdote: “Perché Gesù mi dice sempre questa frase: il tuo cuore non è tuo ma è mio, e io vivo in te? Non capisco cosa vuole dirmi”.

Quelle parole ricordarono al giovane sacerdote quelle di San Paolo: “Non sono più io che vivo, ma è Gesù che vive in me”. Lo stesso avvenne quando per la prima volta il piccolo gli disse che Cristo gli aveva donato la sofferenza così che insieme avrebbero potuto salvare il mondo, dato che Gesù l’aveva proclamato Guerriero della Luce. Parole che ricordano da vicino quelle di San Paolo ai Colonnesi: “Perciò sono lieto delle sofferenze che sopporto per voi e completo nella mia carne quello che manca ai patimenti di Cristo, a favore del suo corpo che è la Chiesa”.

L’ultima richiesta di Manuel al sacerdote

Ormai il parroco non aveva più dubbi sul fatto che il cuore di Manuel fosse stato toccato da Dio, le sue parole ed i suoi pensieri erano superiori a quelli di qualsiasi bambino della sua età. Tanto che quando il bambino gli chiese di divenire il suo Padre Spirituale, il sacerdote si sentì poco degno. Per questo chiese al bambino di domandare a Gesù se fosse la scelta giusta. Dopo l’ultima confessione il bambino trascrisse la risposta di Gesù che confermava la sua volontà e da quel momento il sacerdote si sentì finalmente degno di portare avanti quel ruolo.

Luca Scapatello