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Italia, il Parlamento ha approvato la legge: l’utero in affitto diventa reato universale

Grande svolta nel panorama legislativo italiano: il Parlamento approva la legge che rende l’utero in affitto reato universale. Anche chi ne fa ricorso all’estero verrà punito. 

L’utero in affitto adesso è per legge reato universale – lalucedimaria.it

La notizia arriva dopo una battaglia politica e mediatica durata anni: ieri il Senato ha approvato in via definitiva il disegno di legge che rende l’utero in affitto reato universale.

Dopo l’approvazione della Camera, già avvenuta in precedenza, adesso tutto il Parlamento approva la modifica di un comma della legge 40 per cui anche chi fa ricorso di questa pratica in Paesi esteri sarà perseguito penalmente.

Viene chiamata in vari modi: maternità surrogata, gestazione per altri, o più semplicemente utero in affitto, anche se per i sostenitori di questa pratica non è politicamente corretto ma troppo brutale. Questa decisione legislativa rappresenta una conquista storica per il fronte pro-life che agisce per la difesa ed il rispetto della vita umana.

L’utero in affitto è reato universale: la legge è approvata

In Italia la maternità surrogata era già vietata già dal 2004, all’interno della Legge 40 sulla procreazione medicalmente assistita. La novità di ora consiste nell’inserimento sempre nella medesima legge della proibizione anche se la pratica viene effettuata all’estero. 

L’Italia dice no alla maternità surrogata anche se fatta all’estero – lalucedimaria.it

La maternità surrogata, come prevede il testo della legge, che porta la firma della deputata FdI Carolina Varchi, sarà punibile anche se un cittadino italiano vi ricorrerà in uno Stato in cui tale pratica è legale.  La pena prevista va da tre mesi a due anni di reclusione, e in più c’è anche una sanzione che va da 600mila euro a un milione di euro.

L’approvazione di questa legge segna un passo molto importante non solo per quanto riguarda l’ordinamento giuridico italiano, ma anche per l’impatto nel panorama internazionale. Costituisce certamente un fermo stop all’agghiacciante mercato internazionale di bambini alimentato dall’immonda pratica dell’utero in affitto.

Un freno alla mercificazione della vita

Finalmente una legge di buonsenso ha posto in primo piano la verità: la maternità surrogata non è altro che un becero commercio della vita, con tutte le implicazioni morali e psicologiche che comporta.

Lo stop dell’Italia alla mercificazione della vita – lalucedimaria.it

Utilizzata in modo indistinto da coppie eterosessuali ed omosessuali, l’uso di una donna come gestante per portare avanti una gravidanza e poi cedere il bambino ad altri è nel modo più assoluto una mercificazione della vita umana.

Quali che siano le modalità in cui viene applicata, che ci sia scambio di denaro o che si tratti di un forma che viene considerata “solidale”, la parcellizzazione della figura materna, divisa tra una donatrice di ovuli e una gestante che cede il bambino a terzi è una pratica aberrante che reifica la persona.

Con questo fondamentale passo avanti si auspica che possa essere arginata anche la propaganda che circola in rete e che pullula finora nonostante la maternità surrogata fosse già vietata.

Si pone un freno certamente, almeno nel nostro Paese, al dilagare di storie sconcertanti, come le cosiddette “mamme nonne” a volte anche dai risvolti quasi incestuosi che purtroppo non sono mancate finora.

Nonostante l’Europa e il resto del mondo vada in gran parte nella direzione opposta, con una diffusione sempre maggiore di queste pratiche che arriva ad una normalizzazione altamente preoccupante, l’Italia fa un grande passo. Si spera possa fungere da traino per bloccare in modo massiccio tale aberrazione.

Romana Cordova

Laureata in Lettere moderne e specializzata come docente di lingua italiana a stranieri amo scrivere e occuparmi di lifestyle con particolare riferimento all'ambito della gastronomia. Sono autrice di un libro di cucina e tradizioni cattoliche, tema che per diversi anni ho approfondito anche in una trasmissione radiofonica.

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Romana Cordova

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