Islamizzazione, laicismo, sostituzione etnica: dalla Francia all’Italia ecco dove stiamo finendo

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Il mondo sembra impazzito, oppure infestato da una possessione demoniaca tanto vasta e generale quanto poco percepita.
Anche chi, come noi, vive in Italia e si agita sul pianeta terra da meno di mezzo secolo, nota il peggioramento generale della situazione.
A volte si fanno paragoni di dubbia fondatezza tra l’epoca contemporanea, diciamo i primi 18 anni del terzo millennio e i 23 anni del fascismo. Oppure con gli anni ’60-‘70 del Novecento, caratterizzati indubbiamente da mali non infimi: la guerra fredda con tutti i suoi pericoli, il terrorismo brigatista, le violente contestazioni studentesche, le siringhe per uso di droga diffuse forse più di ora nei giardini delle grandi città italiane. Eppure!

Eppure oggi i mali sociali diffusi e percepiti dalla gente sono più profondi e apparentemente meno arginabili. Molti sapevano al tempo che prima o poi le Brigate rosse avrebbero cessato di esistere e di nuocere, e le menti più acute come Romano Amerio (1905-1997) e Augusto del Noce (1910-1989), per citare solo due autori di grande profondità intellettuale, previdero chiaramente la transitorietà del sistema comunista sovietico.

Ma oggi, i moti migratori di massa che portano alla sostituzione etnico-culturale (facilitati da mille con-cause e dagli stessi trasporti marittimi e ferroviari), l’islamizzazione rapida e inarrestabile del continente europeo (in cui le chiese sono abbandonate e le moschee sorgono dappertutto) e infine la scomparsa della famiglia tradizionale come cellula di base della società, paiono danni in qualche modo irreversibili.

La Francia, pare essere per noi latini un “ritorno al futuro”, ovvero una vetrina ove scorgere quello che immancabilmente, arriverà anche nei paesi più meridionali e tradizionalisti, come l’Italia. Per averci vissuto due anni, uno nel secolo scorso e uno in questo, abbiamo notato costantemente il realizzarsi da noi ciò che pareva impossibile, ed era drammaticamente reale presso i gallici.

Il simil-matrimonio gay, chiamato orwellianamente unioni civili e dovuto agli onorevoli Matteo Renzi (cattolico modernista) e Monica Cirinnà (laica progressista) è stato introdotto nel nostro ordinamento, il 20 maggio 2016, snaturando la nostra Costituzione della Repubblica (1948), senza aver alcun appiglio nella tradizione giuridica classica, da Roma antica sino all’Italia unita e allo Statuto Albertino. Ma questa legge eversiva e capace di tutte le interpretazioni – vero monstruum giuridico quant’altri mai – si rifà alla lettera al Pacs francese, approvato nel 1999, ben prima quindi del Mariage pour tous di François Hollande (2013).

La legge italiana sul divorzio (1 dicembre 1970) è stata un po’ l’apripista delle leggi anti-famiglia nella nostra nazione. Ma in Francia essa data dall’epoca della rivoluzione con la norma del 20 settembre 1792, poi abrogata alla Restaurazione, e infine riammessa in seguito.

La famigerata legge 194 sulla depenalizzazione dell’aborto in Italia, approvata il 22 maggio 1978, faceva seguito ancora una volta alla legge francese, la legge Veil, dal nome della storica deportata di Auschwitz Simone Veil (1927-2017), introdotta nel 1975.

Alcuni paesi benché facciano parte dello stesso continente hanno storie molto diverse, come che so la Danimarca e l’Ungheria, o il Portogallo e la Svizzera. Ma altri stati possono esseri considerati a più titoli fratelli o sorelle, proprio come è il caso della Francia e l’Italia.

E la Francia appare purtroppo un modello al contrario, verso cui però ci stiamo dirigendo celermente. Ad esempio, il crollo verticale dell’istituzione familiare, che in pochi decenni vedrà il numero dei single superare quello degli sposati (e i figli nati in un matrimonio stabile essere meno numerosi di quelli nati fuori), in Francia è dato per scontato. E nessun sociologo, di destra o di sinistra, cattolico o laico, ne dubita.

Sulla sostituzione etnica, i pareri si fanno più differenziati perché non è di bon ton dire che già nel 2030 nell’antico Regnum Galliae i bianchi saranno probabilmente minoranza. Ma è un fatto, salvo inversioni inattendibili, tra i meglio documentati (per es. in Jean-Yves Le Gallou, L’immigration: la catastrophe. Que faire?, Via Romana, 2016).

Quanto all’islamizzazione essa è visibile, palpabile, accertata e vissuta sulle spalle degli autoctoni come qualcosa di incredibilmente misterioso e al contempo iper-veloce (si veda di Christopher Caldwell, Une révolution sous nos yeux. Comment l’Islam va transformer la France et l’Europe, Editions du Toucan, 2014). In 4 o 5 decenni, la Francia dicasi la Francia di san Bernardo, delle Cattedrali gotiche, di s. Luigi IX, dei re cristianissimi (da Clodoveo all’Ottocento), della Rivoluzione (laica) e della Controrivoluzione (cattolica), è diventata lo stato più islamizzato dell’Europa occidentale. Un paese in cui le moschee, incluse quelle non dichiarate sarebbero oggi quasi 3000, mentre solo nel 2003 erano circa 1500, e negli anni ’50 del secolo scorso alcune decine…

Se però questa è la Francia da temere, c’è anche una Francia sanamente ribelle, politicamente scorretta e non sottomessa ai diktat dei padroni del vapore. E anche in questo la Francia, sembra primeggiare in Europa.

In tal contesto, molti militanti cattolici e nazionalisti organizzano manifestazioni, incontri e attività del più grande interesse. Per esempio è stato fondato il 15 agosto scorso, nella diocesi di Tolone in Francia, e sotto gli auspici dell’Ordinario del luogo, mons. Dominique Rey, un novello Istituto di teologia, European Institute for dialogue and mission, dedicato esplicitamente al dialogo e alla missione. Ovvero al dialogo in vista della missione evangelizzatrice dei cristiani verso i mussulmani. Mussulmani che ormai nella sola Europa occidentale supererebbero i 25 milioni…

I 3 mali del laicismo di Stato, dell’immigrazione incontrollata e violenta, e dell’islamizzazione (soft o hard che sia) vanno denunciati e combattuti con intelligenza. Con lo studio, con la formazione, con l’apostolato e con la stessa politica, evitando perfezionismi inefficaci e sterili. E aiutando le forze sane della nazione a fare il possibile per mettere ordine. Senza ordine sociale e morale infatti non c’è né prosperità, né pace, né futuro.

Antonio Fiori