Impressionante mistero: un testo del 1942 preannunciava il Covid?

Parole profetiche sulla situazione che stiamo vivendo a causa del Covid. Ma sarebbero state scritte in un libro datato 1942. Realtà o fantasia? 

dialogo fra diavoli
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L’autore, C.S.Lewis, ci catapulta indietro nel tempo in un dialogo da lui scritto, che rispecchierebbe ciò che sta avvenendo oggi. 

Un brano, ancora attuale, dal 1942

Sembra un testo che ci porta indietro nel tempo, un tempo sconosciuto all’inizio. Ma se lo leggiamo attentamente, notiamo che non è affatto lontano da noi, anzi. “Le lettere di Berlicche” è un romanzo scritto dal britannico C.S.Lewis nel 1942.

Lui, scrittore, teologo e saggista, autore di tantissimi romanzi e testi vari, raggiunge la sua notorietà proprio con questo testo. Il tutto è incentrato sulla bizzarra corrispondenza tra un funzionario di Satana e suo nipote, apprendista diavolo custode. Si tratta di una riflessione sulla natura umana mirata a “recuperare il senso del concetto di peccato” e a strapparlo alla visione banale a cui l’ha ridotto la cultura di oggi.

“Le lettere di Berlicche”: il dialogo fra due diavoli

Un’opera che descrive i conflitti interni dell’animo umano, guardandoli sia con quel pizzico di ironia, sia con quella visione “quasi ascetica” di un mondo dell’aldilà. Un racconto satirico fra i due diavoli (Berlicche e il giovane Malacoda): come il vecchio diavolo consigli al più giovane come portare alla dannazione l’anima di un giovane essere umano a lui assegnato (indicato come il termine di “paziente”) di fronte al loro nemico, ovvero Dio.

Da alcuni giorni, in rete e su siti di letteratura, circola un estratto che, ai nostri occhi, oggi ci colpisce particolarmente. Nell’edizione originale del testo, che abbiamo controllato con meticolosità, purtroppo non c’è traccia. Non è quindi chiaro come sia emersa questa parte del suo racconto.

Il dialogo immaginario che fa riflettere a fondo sull’attualità

Che si trattasse di una realtà anticipatrice che poi non è stata inserita nel romanzo, oppure di una seconda versione che non corrisponde a quella maggiormente diffusa dagli editori italiani, magari frutto di una traduzione alternativa, non è dato saperlo. Di fatto, però, autorevoli esponenti anche istituzionali hanno condiviso questo testo. Il dialogo fra i due si snoda su alcune modalità “di portare alla condanna l’anima”, non solo quella di un giovane, ma dell’intera umanità.

E in che modo? Attraverso la paura, qualunque essa sia, ma che ha portato gli uomini a dividersi e ad allontanarsi l’uno dall’altro. E a vivere come se fosse l’ultimo loro giorno. Esattamente come oggi, noi viviamo nella paura della pandemia.

“La paura allontana, fra di loro, gli uomini”

Leggiamolo insieme:

Come hai fatto a mandare così tante anime all’inferno?

Vecchio Diavolo: 

– Con la paura!

Il giovane:

– Ottimo lavoro! Di cosa avevano paura? La guerra? Carestia?

Il vecchio:

No, di una malattia!

Il giovane:

Non si sono ammalati? Non stavano morendo? Non c’era una cura?

Il vecchio:

– si sono ammalati, sono morti, c’era la cura .

Il giovane:

– Non capisco…

Il vecchio:

Hanno accidentalmente creduto che l’unica cosa che dovevano mantenere a tutti i costi era LA VITA!

il diavolo scrive le lettere di berlicche
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Non si sono abbracciati, non si sono salutati, si sono allontanati l’uno dall’altro. Hanno rinunciato a tutti i contatti umani e a tutto ciò che era umano! Hanno finito i soldi, hanno perso il loro lavoro ma hanno scelto di temere per la loro vita, anche se non avevano nemmeno il pane. Hanno creduto a tutto quello che hanno sentito, letto i giornali e creduto ciecamente a tutto quello che hanno letto. Hanno rinunciato alla libertà, non hanno mai lasciato casa, non sono andati da nessuna parte. Non hanno visitato parenti e amici.

Il mondo si è trasformato in un grande campo di concentramento con prigionieri volontari.

Hanno accettato tutto! Solo per sopravvivere ad un altro giorno miserabile…

Non hanno vissuto, sono morti tutti i giorni!

È stato facile prendere le loro miserabili anime…”.

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ROSALIA GIGLIANO

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