L’immane tragedia avvenuta nel giorno di Natale e ignorata dal mainstream

Decine e decine di persone sono state letteralmente massacrate e bruciate vive. Tra queste purtroppo, uccise senza alcuna pietà, ci sono anche donne e bambini. 

É un vero e proprio Natale di sangue quello che si è vissuto nel Paese per tanti cristiani. Una terribile tragedia che grida vendetta al cospetto di Dio.

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Da tempo nel Paese stanno avvenendo crimini orribili, in seguito al colpo di Stato che ha incarcerato nel silenzio molti oppositori, e questa è la punta di un dramma di dimensioni colossali. Il 1° febbraio scorso infatti i militari hanno rovesciato con un colpo di Stato la schiacciante elezione della leader Aung San Suu Kyi, consegnato al generale Min Aung Hlaing la guida della feroce dittatura militare birmana. Da allora i civili, molto spesso cristiani, sono perseguitati e brutalmente uccisi dopo feroci torture, spesso documentate anche con dei filmati.

Voci della resistenza hanno segnalato il dramma

L’ultimo terribile fatto è stato segnalato da fonti legate alla resistenza contro il regime militare in Myanmar, e sarebbe avvenuto nientemeno che il 24 dicembre, Vigilia di Natale, nella città di Hpruso, nello Stato orientale di Kayah. Un’area in cui quasi la metà della popolazione è cristiana, e si tratta per la maggior parte di cattolici.

Nelle ore seguenti al dramma il video è stato anche diffuso in alcuni social network, causando lo sdegno della rete e anche della comunità internazionale. Tuttavia, il silenzio generale dei media riguardo a questa terribile tragedia è a dir poco assordante. Si tratta infatti senza dubbio di un attacco ai cristiani anche per quanto riguarda la data dell’evento nefasto, proprio la vigilia della festa più importante per la cristianità, il Natale.

Alcuni autoveicoli sono stati attaccati mentre erano fermi a un colonna che si era creata su una strada di grande comunicazione per il Paese. I passeggeri sono prima stati attaccati, poi i prigionieri sono stati bruciati e trucidati. In tutto le vittime sono 38 e tra questi si riporta anche la presenza di un bambino. Anche due operatori dell’organizzazione umanitaria Save the Children sono attualmente dati per dispersi.

La rabbia del rappresentante Onu

Le milizie locali Karenni hanno parlato di un vero e proprio massacro a sangue freddo, mentre le forze armate hanno cercato di insabbiare il tutto parlando di un semplice incidente dovuto al non rispetto di uno stop al posto di blocco. I media governativi si sono spinti oltre parlando dell’uccisione di un numero imprecisato di terroristi che avrebbero aperto il fuoco contro i militari.

La vicenda è arrivata anche al sottosegretario dell’Onu per gli Aiuti umanitari, Martin Griffith, che si è detto “inorridito” dall’accaduto, condannandolo “in base al diritto umanitario internazionale”. La comunità internazionale ha infatti condannato la vicenda, ad eccezione di Cina e Russia, che ora potrebbe portare a un’escalation delle sanzioni occidentali verso il Paese.

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Da tempo infatti la repressione militare sta infatti operando con una brutalità inaudita in Myanmar. Soltanto alcuni giorni fa la Bbc ha riportato almeno quattro uccisioni di massa che hanno avuto luogo a luglio, e che hanno mietuto altre 40 vittime. I corpi di questi uomini e donne uccisi dal regime pare che siano poi stati seppelliti in maniera frettolosa nel mezzo della foresta nella delicata area di Sagaing, dove da tempo stanno avendo luogo gli scontri tra militari e resistenza organizzata.

Nelle ultime settimane, proprio in contemporanea delle feste di Natale, i militari stanno incrementando la ferocia delle loro violenze in molte aree del Paese, ad esempio al confine con la Thailandia, dove da settimana lo stato dei Karen viene bombardato a tappeto con aerei e artiglieria dall’esercito birmano e dove in queste ore si stanno verificando esodi di massa.

Il dittatore birmano Min Aung Hlaing – photo web source

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É quindi necessario unirsi in preghiera alle sofferenze dei nostri fratelli birmani, citati anche dal Papa nel suo intervento di Natale, e soprattutto è sempre più d’obbligo fare salire la propria voce di protesta contro media e governi che continuano a tacere su questi drammi di proporzioni immani.

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