Il vescovo di Regensburg ha poi detto che l’islamizzazione dell’Europa sarebbe favorita non solo dalle politiche di asilo della comunità europea (esprimendo dunque un parere avverso all’accoglienza di cui parla da gennaio il papa) ma anche e sopratutto dalla mancanza di fede degli europei, ormai troppo secolarizzati e disinteressati alla religione. L’aumento, quindi, dei musulmani in Europa, stando alle affermazioni del prelato, sarebbe pericoloso per la sopravvivenza dell’istituzione secolare e porterebbe alla perdita delle radici cristiane dei Paesi europei.
La preoccupazione manifestata dal vescovo di Regensburg è un finto problema, il cristianesimo per conservare le proprie radici non deve guardare all’ingresso di migranti, i quali arrivano in Europa da millenni, ma analizzare i problemi interni all’istituzione per comprendere quali sono le cause che hanno portato ad una disaffezione da parte dei propri fedeli. In tal senso il lavoro sulla comunicazione e sulle aperture fatto da papa Francesco in questi anni (compresa la scelta di non demonizzare un luogo di culto mariano come Medjugorje, seppur non ammettendo la veridicità delle apparizioni giornaliere) è teso proprio a colmare il gap tra la Chiesa ed il suo popolo. Se il Vaticano continuerà a lavorare in questo modo, combattendo anche le storture che l’hanno caratterizzato in passato (la copertura di preti pedofili da parte di alcune diocesi, ad esempio) e tornando a lavorare sul territorio nell’aiutare le comunità bisognose con maggiore impegno, non ci sarà pericolo per il cristianesimo di scomparire e potrà essere creato un ponte proficuo anche con l’Islam.
Luca Scapatello
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