Il teologo risponde: Perchè in noi c’è il bene e il male?

Don RENZO LAVATORI, laureato in teologia e filosofia, membro della Pontificia Accademia di Teologia, docente di Teologia Dogmatica presso la Pontificia Università Urbaniana e altre Università ecclesiastiche di Roma. Conosciuto per numerose pubblicazioni sui temi fondamentali della fede e per le sue trasmissioni mensili a Radio Maria. 

E’ vero che tutti gli uomini desiderano compiere il bene o esiste qualcuno che sceglie consapevolmente e ripetutamente il male per il puro gusto di farlo? Chi fa questo può dirsi veramente libero? 

Caro Lorenzo, la tua domanda abbraccia due tematiche: una riguarda la volontà umana e l’altra la libertà umana. Quanto alla prima, bisogna dire che esiste in effetti la persona che consapevolmente e decisamente intende fare il male in quanto male, mossa da un sentimento di profonda cattiveria. Questo atteggiamento viene chiamato atto deliberato e cosciente di una malvagità intrinsecamente cattiva, come viene detto dal catechismo cattolico, il quale afferma che per avere un peccato mortale cioè grave occorrono tre elementi: il libero arbitrio, la volontà cioè di fare una cattiva azione; la piena avvertenza, la coscienza cioè di compiere il male; la materia grave, che consiste nella realtà oggettivamente cattiva come un omicidio o un adulterio. Proprio questo peccato grave causa la perdita della grazia divina e anche l’idoneità alla beatitudine eterna. Se poi una persona si pente e chiede sinceramente perdono, il peccato viene rimesso.
Mentre la libertà umana va giustamente capita, per vedere quando un soggetto è veramente libero. A questo punto occorre distinguere tra un concetto limitato di libertà, quello di poter scegliere tra il bene e il male; si tratta di un libero arbitrio limitato e imperfetto. Infatti Dio è sovranamente libero ma non può fare il male. Allora va precisato che il concetto di vera libertà non è quello di poter cadere nel male ma quello di essere fedele costantemente al bene. San Tommaso definisce l’uomo libero come colui che è padrone di sé, cioè si comporta in coerenza con la verità e nella fedeltà al bene. Infatti noi apprezziamo quella persona che sappiamo essere buona nel senso che non commette azioni contrarie al bene. Perciò la libertà più autentica sta precisamente nella stabile corrispondenza tra il desiderio del bene e fare il bene, in modo da costituire un profondo equilibrio interiore che offre serenità e disponibilità. Mentre colui che è incline a volgersi verso la malvagità resta schiavo di una tendenza che lo rende inquieto, agitato e sempre scontento, portando dentro di se una specie di inferno. Da qui segue che la libertà non è la scelta del male ma la scelta del bene.