Il senso di famiglia e l’amore per i figli emergono dalle ultime lettere di Aldo Moro

Il senso di famiglia e l'amore per i figli emergono dalle ultime lettere di Aldo Moro
Aldo Moro con Margaret Tacher

Sono passati 35 anni da quando Aldo Moro, presidente della Democrazia Cristiana, veniva martirizzato in pubblica piazza. Dei momenti precedenti all’assassinio, quelli della prigionia, ci restano alcune delle missive che Moro ha chiesto di recapitare ai membri della sua famiglia, gli unici il cui ricordo riusciva a dargli speranza e serenità in un momento talmente difficile che avrebbe piegato la forza interiore di chiunque. Sin dalla prima lettera, quella datata 29 marzo, il politico si rivolge primariamente alla moglie Noretta, colei che in quel momento vedeva il mondo crollargli addosso, e dopo averle raccomandato di stare accanto alle figlie per farsi forza a vicenda le riporta il suo dispiacere per non aver potuto passare la Pasqua insieme a lei dopo 33 anni: “La prima volta dopo trentatré anni che passiamo la Pasqua disuniti”.

Nel prosieguo della missiva, Moro si dispiace del fatto che anche l’anniversario del matrimonio non potrà essere celebrato insieme, ma che ciò nonostante il ricordo di quel giorno, della chiesa, degli invitati riunitisi per festeggiare la loro unione è un pensiero che gli regala forza e serenità: “Quando si rompe così il ritmo delle cose, esse, nella loro semplicità, risplendono come oro nel mondo”.

Moro esprime il proprio amore ai figli quando comprende che presto verrà ucciso

Da quella prima lettera si capisce l’attaccamento di Moro alla moglie, all’istituzione del matrimonio e a quella della famiglia, valori semplici che assumono per lui un significato eccezionale, sopratutto in quel momento in cui quelle cose che dava per scontate gli erano state sottratte. Pochi giorni prima dell’esecuzione le lettere sono indirizzate non solo alla moglie, ma anche ai quattro figli ai quali riserva dolcezza. A Maria Fida scrive: “Forse in qualche momento sarò stato nervoso o non del tutto capace di comprensione. Ma l’amore dentro è stato grande in ogni momento con un desiderio profondo della vostra felicità sempre in una vita retta, quale voi conducete”, ad Agnese si rivolge teneramente ricordandola da bambina: “Gioisco nel ricordarti piccola, sulla gamba del cuore con il dottor Tanè del tuo libriccino di bimba” e lo stesso fa con Giovanni: “Ti devo trattare da uomo, anche se non riesco a distaccarmi dalla tua immagine di piccolino, tanto amato e tanto accarezzato”. Infine ad Anna Maria parla dell’importanza dell’amore, esprimendo il desiderio di veder nascere il suo bambino: “Tempi felici. Niente ha potuto annullare la grandezza dell’amore. A qualsiasi età i figli sono i nostri piccoli. E tu sei la mia piccola. Come vorrei veder nascere il tuo bimbo”.

Luca Scapatello